Appunto sul Debito (con una riflessione di Toni Negri)

Premessa

Questo appunto è stato generato a seguito dalla lettura del primo numero della Rivista Munera ove, nell’Editoriale, si dichiara che, fra le diverse accezioni di munus, si accoglie quella che segue: <<’munus’ è un dono che “determina una ‘comunità’, un insieme di uomini uniti da un legame di reciprocità”, rispetto al quale colui che non tenga fede all’obbligo di restituire il beneficio ricevuto è un ‘immunus’: un ingrato.>>.

La vicenda greca di questi giorni mi sembra risolvibile solo se il debito greco diventa un dono; ma anche in questo caso vi sarebbe un problema irrisolto di reciprocità per cui, secondo me, i greci dovrebbero prendere atto che senza reciprocità non vi è convivenza civile né nella UEM, né nella UE, né in alcun altro consesso ove si rifiuti la guerra, cioè la famosa politica perseguita con altri mezzi (C. von Clausewitz). Toni Negri, invece, pensa che vi sia il diritto di bancarotta dell’uomo indebitato (54 minuti).

Anche le discipline dell’Economia hanno cercato di descrivere e di denominare i ‘legami di reciprocità’[1] relativi agli scambi di beni e hanno individuato la differenza fra dono e debito: il dono prevede una prestazione, uno scambio di beni senza contropartita; il debito prevede una prestazione e una controprestazione.

Nel debito, se prestazione e controprestazione sono distanziate nel tempo, cioè se si ha uno scambio di beni attuali contro beni futuri, si parla di relazione finanziaria o di credito. Nel caso le due prestazioni siano istantanee, scambio di beni attuali contro beni attuali, si parla di baratto.

Se sgombriamo il campo dal baratto, operazione alquanto astratta e mitica che forse appartiene più alla fantasia che alla realtà effettuale, rimangono soltanto gli scambi a credito.

La recente crisi finanziaria ha messo in evidenza la debolezza della struttura organizzativa dei mercati, ovvero dei luoghi dove avvengono gli scambi, da quello immobiliare a quello borsistico e non solo, e ci si interroga quindi sul contenuto di tali scambi, sulla funzioni che i mercati svolgono, sull’opportunità/necessità di una loro più rigida o al contrario meno stringente regolamentazione.

Alcune definizioni

Le discipline dell’Economia si occupano di individuare e di denominare i processi di scambio relativi ai beni economici, cioè scarsi rispetto ai fabbisogni. Tali scambi sono determinati dalla ricerca del più conveniente approvvigionamento e utilizzo dei beni economici. Ed è proprio la scarsità di tali beni a porre problemi di convenienza, a porre problemi economici la cui soluzione dipende dall’esame analitico dei processi di scambio che li riguardano.

I processi in questione possono essere osservati come:

  1. Processi reali
  2. Processi monetari

Processi reali

I processi reali possono essere distinti in processi:

  1. di consumo, se l’impiego dei beni reali è volto direttamente a soddisfare un fabbisogno personale o di una comunità che conseguono così un’utilità;
  2. di produzione, se essi vengono inseriti in un circuito di trasformazione al fine di conseguire altri beni e cioè i prodotti.

I processi reali di consumo d’altra parte prevedono che i beni di consumo siano sempre impiegati, nel senso che sono sempre destinati a processi reali volti a conseguire una utilità per chi li utilizza. Possono anche essere tesaurizzati per essere consumati in un momento successivo, ma sono beni che non necessitano di particolari trasformazioni fisiche.

I processi reali di produzione possono dare luogo a scambi reali:

  1. di trasferimento reale, trasferimento di beni reali senza contropartita (dono);
  2. di conferimento reale, beni reali attuali destinati alla produzione;
  3. di finanziamento reale o credito reale, beni reali attuali contro beni reali futuri;
  4. di trasformazioni reali, quando i beni: i) vengono trasformati fisicamente; ii) passano da un soggetto ad un altro; iii) vengono trasportati per essere disponibili in un determinato luogo; i) vengono trasportati nel tempo.

Gli scambi reali appena schematizzati sono gli scambi in natura: in questa sede la loro importanza viene considerata trascurabile.

La percezione della scarsità dei beni reali, e quindi la difficoltà di ragionare in termini di convenienza ad attivare e a mantenere in essere un processo economico, avviene attraverso la percezione del loro valore: il consumatore, ad esempio, ha percezione della scarsità di un bene attraverso la scarsità o abbondanza di valori monetari a disposizione.

Se, da un lato, la percezione dei beni economici attraverso la loro dimensione monetaria consente di renderli confrontabili, dall’altro risulta abbastanza difficile individuare il valore intrinseco dei beni, capire cioè se il loro valore sia ben rappresentato dai mezzi monetari richiesti dal venditore. Anzi, l’economia monetaria che caratterizza intensamente anche il nostro periodo storico, riduce la nostra possibilità di avere a disposizione strumenti atti ad avere contezza dei valori dei beni in termini diversi dai valori monetari (si pensi al prezzo di un prodotto Apple rispetto a quello dei concorrenti). I valori monetari sono talmente invasivi che fin dai tempi antichi ci si è posti il problema di studiarli, di classificarli, di ordinarli in qualche modo[2].

Processi monetari

I processi monetari riguardano la nascita e la circolazione della moneta e la conseguente formazione e variazione delle grandezze monetarie. Essi hanno luogo perché nell’economia monetaria il passaggio di beni e servizi fra soggetti avviene per il tramite di scambi monetari (scambi reali indiretti), di scambi di beni reali che si avvalgono cioè di un bene terzo quale intermediario: il bene terzo essendo il/i mezzi di pagamento.

Lo scambio monetario consente così ad ogni soggetto di scambiare con chiunque e ovunque beni e servizi reali contro mezzi di pagamento.

Sotto questo aspetto, uno dei problemi più rilevanti di tutte le epoche è consistito nel capire la relazione che sussiste fra processi reali e corrispondenti processi monetari e viceversa. La circostanza che la quasi totalità degli scambi di beni sia indiretta, cioè che si avvalga del tramite di un bene terzo, implica che gli scambi monetari danno luogo a relazioni finanziarie o di credito, a seconda del punto di vista dell’osservatore.

Una relazione di credito o finanziaria può essere fondata almeno sui seguenti processi monetari:

  1. scambi di beni e servizi reali per contanti, cioè compravendita regolata dalla moneta legale e quindi dai prestiti della banca centrale;
  2. scambi di beni e servizi reali a credito (compravendita a credito);
  3. cessioni di mezzi di pagamento con contropartita monetaria futura e quindi: prestiti o finanziamenti monetari, contratti assicurativi e contratti previdenziali.

Questi ultimi scambi hanno natura creditizia quando la contropartita futura è collegata a parametri che non dipendono in modo prevalente dai risultati conseguiti dal debitore (rappresentati, ad esempio, dalle obbligazioni, dai prestiti, dalle prestazioni previdenziali e assicurative, ecc.).

In caso diverso essi hanno natura di conferimenti (rappresentati, ad esempio, dalle azioni). In questo caso il sottoscrittore diventa comproprietario e potrà godere dei benefici ottenuti dall’investimento, non quantificabili ex ante, ma dovrà sopportarne anche il rischio di perdita totale.

Il pagamento.

Se limitiamo la nostra attenzione alle relazioni finanziarie o creditizie relative ai prestiti o finanziamenti monetari, osserviamo che

  1. gli scambi per contanti danno luogo ai pagamenti monetari, cioè ad entrate e ad uscite di moneta legale;
  2. gli scambi a credito, cioè le cessioni di moneta con contropartita monetaria differita, danno luogo al sorgere di pagamenti da regolare, cioè al sorgere di diritti a ricevere (crediti) e di obblighi a cedere (debiti) un ammontare monetario.

I pagamenti monetari utilizzano dunque il mezzo di pagamento emblematico: il circolante, il contante, la forma più elementare e visibile di moneta nell’accezione corrente del termine; ma si tratta in realtà della moneta legale avente, in quanto tale, illimitato potere liberatorio negli scambi in quanto non può essere rifiutata dal venditore.

I pagamenti da regolare utilizzano strumenti diversi dal circolante, i debiti, cioè le promesse di pagamento.

Tali debiti possono circolare come

a) mezzi di pagamento (ad esempio, i depositi in conto corrente – dove il debito è assunto dalla banca – , la moneta elettronica, le cambiali);

b) strumenti finanziari (ad esempio, le obbligazioni oppure sono rappresentati da polizze assicurative e da diritti a valere sui fondi pensione: in ogni caso essi rientrano contemporaneamente fra i crediti del detentore e i debiti dell’emittente).

Debiti e crediti.

La cessione di mezzi di pagamento (prestazione monetaria attuale) con contropartita monetaria futura (controprestazione monetaria futura) è un debito e un debito è una medaglia con due facce: quella del debitore e quella del creditore.

L’economia è sempre stata caratterizzata da scambi a credito, cioè da debitori che trovano creditori disposti a cedere loro mezzi di pagamento attuali, nell’ipotesi di ottenere la controprestazione futura. Ciò che sembra connotare i tempi attuali è la maggiore complessità delle relazioni finanziarie-creditizie: l’enorme sviluppo degli studi quantitativi applicati all’economia degli ultimi cinquant’anni, dei computer e delle relative applicazioni informatiche e telematiche consentono oggi di gestire contemporaneamente una vasta serie di variabili casuali complesse, ipotizzando risultati sui quali si fondano una vasta serie di relazioni finanziarie con regolamento differito.

Merita ancora segnalare che fin qui si è fatto riferimento a relazioni finanziarie-creditizie: credo sia utile invece fare riferimento ora esclusivamente alle relazioni creditizie. Ponendosi cioè dalla parte del creditore, del finanziatore, e non dalla parte del debitore. A me sembra cioè che parlare di relazioni finanziarie edulcori il problema: è infatti chi fa credito ad effettuare l’analisi del merito di credito, cioè a valutare la capacità del debitore di pagare a scadenza.

A questo proposito merita ricordare il compito che spetta – o dovrebbe spettare – alle banche nel momento in cui scelgono chi è meritevole di fiducia. Si tratta di una funzione evidentemente essenziale per il buon funzionamento dell’economia di un paese, che le banche – anche italiane – talvolta non hanno svolto adeguatamente. Ma nemmeno le autorità di vigilanza hanno saputo esercitare un controllo efficace.

La remunerazione del finanziamento.

La prestazione monetaria di chi fa credito richiede una controprestazione monetaria che comprenda la quota capitale e la quota interessi. I prestiti infatti vengono regolati dall’interesse[3], i contratti assicurativi e previdenziali prevedono prestazioni future che dipendono in prevalenza da eventi aleatori, i conferimenti possono dare luogo ai dividendi, ad una quota parte dei profitti realizzati.

Conclusione,

La descrizione proposta consente di aggregare gli scambi esaminati in un insieme che possiamo denominare settore del credito o finanziario. Un insieme di scambi cioè che comprende tutti quelli riguardanti a) la compravendita di beni e servizi regolati a contanti e a credito e b) i prestiti monetari.

Si tratterebbe dunque sia di tutti gli scambi regolati con circolante e con debiti, cioè di tutti i processi monetari, sia tutti gli scambi collegati con la nascita e la circolazione di debiti che non fungono da mezzi di pagamento (ossia gli strumenti finanziari, le polizze assicurative e i diritti a valere sui fondi pensione). Resterebbero così trascurati solo gli scambi in natura, ancorché a credito.

A ben vedere, l’insieme degli scambi che connotano i processi monetari rappresentano la quasi totalità degli scambi economici proprio perché nell’economia monetaria gli scambi di circolante e di debiti sono indispensabili, dato che il passaggio dei beni e dei servizi fra soggetti si avvale dei mezzi di pagamento.

Nell’economia attuale il debito, questa particolare fattispecie di munus, è connotato ab ovo da un elemento di ordine personale e da uno di ordine istituzionale: la sua circolazione è fondata infatti esclusivamente sull’accordo fra le parti che se lo scambiano ed è salvaguardata dalle norme positive; contrariamente a quanto accade per la moneta legale che circola in forza di legge.

Ma v’è di più: i debiti monetari, cioè quelli che fungono da moneta, non sono tutti i debiti ma soltanto quelli contratti dalle banche che hanno la facoltà di indebitarsi a vista con il pubblico e che sono censite dall’ordinamento.

Il mercato dei debiti monetari ha dimensioni probabilmente mai conosciute fino ad oggi e attualmente nessuno ne può prescindere.

Inoltre, se desidera cogliere la parte preponderante dei debiti che circolano, ci si deve riferire ai debiti monetari e non a quelli in natura. Infine, proprio perché preponderanti, i debiti monetari sono tali da condizionare la produzione e la circolazione di tutti gli altri.

E’ evidente che qualsiasi società può comprendere persone, gruppi e ceti sociali che fanno ricorso al dono-debito per creare relazioni stabili o temporanee: il punto, a me sembra, sia quello di capire se questa prassi possa costituire il nerbo di una società ordinata ed equilibrata quando i suoi membri divengono molto numerosi e dispongono di livelli di reddito diversi e, spesso, molto diversi.

Muovendo dall’idea di reciprocità che caratterizza le relazioni relative allo scambio di beni fra i componenti di una società, mi pare di poter concludere che lo sviluppo dei mercati in tutte le loro forme – anche quelli borsistici – abbia rappresentato una conquista dell’uomo, come emerge dal contributo che essi hanno apportato allo sviluppo e alla crescita economica di molte aree del mondo. Si tratta di luoghi insostituibili per l’incontro di acquirenti ed offerenti, ovvero di soggetti che hanno esigenze contrapposte. Tuttavia, molto rimane da fare per recuperare anche in questo ambito, ma non solo, un corretto funzionamento e la tutela degli interessi di tutte le parti in causa.

Non si dovrebbe però confondere lo strumento con i fini per cui lo strumento viene usato, per recuperare l’elemento fondamentale su cui tutti i mercati poggiano: la fiducia.

 

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[1] Per non parlare delle discipline dell’Antropologia. Lévi-Strauss (Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano 1966) sosteneva che uno scambio fondato sulla reciprocità conterrebbe i germi di uno scambio giusto ed equilibrato e che la vita degli uomini ruota intorno a tre gruppi di scambi riguardanti: il linguaggio (scambio di parole), la parentela (scambio di donne) e l’economia (scambio di beni).

[2] Si pensi alla recente crisi finanziaria che si è scatenata a partire dal settore immobiliare americano oggetto di una bolla speculativa, ossia di un rialzo dei prezzi generalizzato gonfiato da un “malfunzionamento” del mercato generato dal concorso di vari fattori: 1. un eccesso di domanda di abitazioni da parte delle famiglie che si indebitavano in misura assolutamente spropositata rispetto al reddito; 2. un eccesso di offerta di credito da parte delle banche che finanziavano le famiglie non curandosi del rischio di credito ossia della loro capacità di rimborso o di rinnovo; 3. dal processo di determinazione dei prezzi secondo un circolo vizioso per cui la domanda crescente aumentava il prezzo/”valore” della casa e di conseguenza l’ammontare del finanziamento bancario veniva automaticamente aumentato dalla banca finanziatrice. Tutto ha funzionato fino a quando le famiglie non sono state più in grado di sostenere le rate dei mutui. Pertanto, una particolare attenzione va posta a come si determinano i prezzi. I mercati – dal forum ai circuiti telematici moderni governati dai computer – hanno proprio la funzione di facilitare l’incontro della domanda e dell’offerta e di  favorire la formazione di prezzi “significativi”. Ma, se le componenti del mercato sono “drogate” i prezzi che ne derivano non sono di “equilibrio”. E qui entrano in gioco i regolatori, le autorità centrali che dovrebbero appunto garantire un corretto funzionamento evitando squilibri (come ad es. il finanziamento a famiglie ben oltre il reddito disponibile).

[3] In un finanziamento monetario avente natura creditizia, l’interesse è l’ammontare di fondi monetari (I) che risulta dalla differenza fra prestazioni monetaria futura (W) al tempo (t1) e prestazione monetaria attuale (S) al tempo (t0), cosicché fra i contraenti si conviene una legge di equivalenza intertemporale per la quale S + I = W. Se l’interesse viene rapportato alla prestazione attuale e riferito ad un anno si parla di tasso di interesse annuo; se lo stesso ammontare viene rapportato alla prestazione futura e riferito ad un anno si parla di tasso di sconto.

Componendo n operazioni elementari come quelle appena descritte si ottiene la legge di equivalenza intertemporale degli interessi semplici, ove I è la maggiorazione di S per ciascun periodo (t1)… (tn).

Se, invece, ciascuna delle n operazioni elementari incorpora gli interessi maturati periodo per periodo si ottiene la legge di equivalenza intertemporale degli interessi composti.

Quando i periodi sono infinitesimi e le operazioni avvengono allo stesso tasso dell’interesse, si ottiene la legge della capitalizzazione continua a tasso costante o legge esponenziale.

 

 

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