La paura del mercato e le riforme del sistema creditizio italiano.

Osservando l’andamento delle riforme creditizie degli ultimi 30anni, possiamo avere un’idea di quanto esse siano lente e dure da realizzare a causa del coacervo di interessi che si fondono in un solo slogan: `no al mercato’. Eppure `non si capisce’ perché ci si opponga al mercato in tema di intermediari finanziari quasi che lo Stato dovesse svolgere funzioni di sussidiarietà anche in quel settore dell’economia.

Della riforma delle Casse di Risparmio e degli Istituti di Credito di Diritto Pubblico si discusse per tutti gli anni Ottanta: era necessario, infatti, per le CR superare il T.U. del 1888 e per gli altri Istituti norme forse più antiche relative alle Fondazioni.

La c.d. Legge Amato `inventò’ la SpA con socio unico per consentire lo scorporo dell’attività bancaria dall’attività di beneficienza e pubblica utilità. Si ebbero così le Fondazioni che scorporarono le Banche: l’ipotesi era che le SpA bancarie sarebbero dovute andare nel mercato dei capitali, mentre le Fondazioni sarebbero rimaste nel mercato della politica.

L’ipotesi, fondata sulle attese ormai imminenti delle direttive che sancivano la libera circolazione dei capitali (delle persone e delle merci), avrebbe richiesto una realizzazione abbastanza rapida. Invece, la paura del mercato da parte del ceto politico e del ceto industriale, non disgiunta dalla ritrosia della Banca d’Italia nello spingere nella direzione prevista dalla legge, provocarono un rallentamento della realizzazione del progetto. Se ne hanno due esempi: il MPS,  massicciamente partecipato fino a qualche mese fa dalla Fondazione e la Carispa (CR BZ), ancora oggi partecipata per oltre il 60% dalla Fondazione.

Oggi il Paese si trova ancora a doversi occupare di banche: la Cassa Depositi e Prestiti, le banche popolari e le BCC ; dio non voglia, che i prossimi interventi, necessari per adeguare il sistema creditizio italiano alle nuove condizioni della competizione globale, non richiedano altre risorse in termini di agevolazioni fiscali come avvenne per lo scorporo delle banche dalle Fondazioni..

Sulla Cassa DDPP, oggi il prof. Giavazzi chiede, ad un Governo che ritiene ancora di svolgere funzioni di sussidiarietà in un settore dell’economia che non ne abbisogna, almeno qualche informazione verificabile sul futuro operativo della Cassa detenuta all’80% dallo Stato e per il resto dalle Fondazioni-FoglieDiFico che consentono di non consolidare la Cassa nel bilancio dello Stato.

Sulle Popolari, per le quali sarebbe prevista la trasformazione obbligatoria in SpA, la riforma dovrebbe andare in porto entro dicembre 2016. I dettagli di questa riforma vanno letti nella complessa Circolare 285/2013  della Bd’I. Fra le molteplici disposizioni ve ne sono alcune che riguardano il recesso di soci, il diritto risulta alquanto ridotto rispetto a quanto stabilito dal C.C. (v. la disposizione alla fine del post).

La ratio di questa disposizione, che può lasciare perplessi, a me sembra stia a significare che la Bd’I si sia preoccupata del comportamento dei soci e della loro tardiva presa di coscienza sul valore effettivo delle loro azioni. L’apertura di un `mercatino’ che ne consenta lo smobilizzo potrebbe condurre ad un’offerta ingente di titoli con scadimento del prezzo anche al di sotto del suo valore nominale: la banca potrebbe cioè trovarsi di fronte ad una richiesta di rimborso di tale valore nominale da parte di soci che decidono di avvalersi del motto `pochi, maledetti e subito’ e che maturano pertanto l’aspettava di perdere di più. Se non si avesse una corrente di domanda contrapponibile a questa offerta di titoli, la banca potrebbe trovarsi nella condizione di vedere drasticamente ridotto il Core Tier1 fino al punto di entrare in dissesto e di necessitare di un salvataggio.

Ma il salvataggio di una banca dissestata a causa di una gestione non oculata e arrogante potrebbe trasformarsi in ulteriori oneri per la finanza pubblica, la cui dimensione la Bd’I conosce bene.

Secondo me, le azioni manterranno il loro valore se, e solo se, vi saranno compratori che vedono un’opportunità di investimento negli sportelli che insistono in territori ove essi stessi non sono presenti. Rimango sempre convinto che si debba guardare avanti perché quello che si è perso si è perso e buttare quattrini freschi per salvare quelli persi, serve solo ad aumentare le perdite. Cui si aggiungono i costi dei consulenti (avvocati, commercialisti, ecc.).

Sulle BCC, attendiamo l’autoriforma, le holding, unica o territoriale, ecc. La questione sembra ora relativa al peso di ciascuna BCC nella holding: la BCC dissestata peserà come la BCC sana?

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Estratto dalla Circolare aggiornata 285/2013, Parte IV:

SEZIONE III – RIMBORSO DEGLI STRUMENTI DI CAPITALE – 1. Limiti al rimborso di strumenti di capitale

Lo statuto della banca popolare e della banca di credito cooperativo attribuisce all’organo con funzione di supervisione strategica, […], la facoltà di limitare o rinviare, in tutto o in parte e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni e degli altri strumenti di capitale del socio uscente per recesso (anche in caso di trasformazione), esclusione o morte, secondo quanto previsto dalla disciplina prudenziale applicabile. Tale facoltà è attribuita, […] anche in deroga alle disposizioni del codice civile in materia e ad altre norme di legge.

L’organo con funzione di supervisione strategica assume le proprie determinazioni […] tenendo conto della situazione prudenziale della banca. In particolare, ai fini della decisione l’organo valuta:

  • —  la complessiva situazione finanziaria, di liquidità e di solvibilità della banca o del gruppo bancario;
  • —  l’importo del capitale primario di classe 1, del capitale di classe 1 e del capitale totale in rapporto ai requisiti previsti dall’art. 92 del CRR, ai requisiti specifici di fondi propri di cui alla Parte Prima, Titolo III, Capitolo 1, Sezione 3, Paragrafo 5, al requisito combinato di riserva di capitale ai sensi della Parte Prima, Titolo II, Capitolo 1.Resta ferma l’autorizzazione dell’autorità competente per la riduzione dei fondi propri della banca, secondo quanto previsto dall’art. 77 CRR e dal regolamento delegato n. 241/2014.

    Ai sensi dell’art. 78, par. 3, CRR, quando il rimborso delle azioni e degli altri strumenti di capitale è limitato in conformità del presente paragrafo, l’autorizzazione può essere concessa anche se le azioni e gli strumenti rimborsati non sono sostituiti con strumenti di fondi propri di qualità uguale o superiore. Resta fermo quanto previsto dall’art. 78, par. 1, lettera b), CRR.

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