NordEst e banche (1)

In VeneziePost di oggi vi sono diversi articoli interessanti che trattano l’argomento in oggetto: tutti si chiedono chi `comprerà’ le banche popolari quotate e non quotate che, sembra, vengano a prezzi di saldo. Il tutto per costituire il mitico polo bancariio-finanziario del NE d’Italia, più volte paventato nel corso dei decenni scorsi, a volte anche tentato ma sempre con scarso successo.

Non è che, forse, il polo non serve? Oppure che, oggi, serve di meno o per nulla?

Anche se i `banchieri de noantri’ non se ne sono accorti, da circa 30anni il baricentro delle banche tende ad essere costituito dai fondi propri. Questi ultimi crescono in forza di due soli elementi: il reinvestimento dei profitti e il capitale sociale.

Si sa che un investitore razionale acquista azioni (il capitale sociale) se rendono, cioè se distribuiscono dividendi. Però la distribuzione dei dividendi contrasta con il reinvestimento dei profitti. La rinuncia ai dividendi attuali, però, può essere sopportata se il reinvestimento dei profitti viene riconosciuto dal mercato che, apprezzando il conseguente rafforzamento delle banche, lo trasforma in aumento del prezzo delle azioni. Così si ha un legame abbastanza stretto fra profitti, capitale sociale e patrimonio (o fondi propri).

Qualsiasi investitore razionale compra dunque azioni in base al loro rendimento atteso: la prima questione da affrontare, dunque, è relativa al rischio di un investimento in azioni di una banca.

Siccome, il futuro è nelle mani degli Dei, possiamo solo fare delle ipotesi: renderanno, tali azioni, quanto i BTP o i Bund a 10 anni? Oggi i primi rendono l’1,85%, i Bund lo 0,60%. Si tratta, come è noto, di titoli di Stato ritenuti a rischio quasi nullo (risk free). Con una valutazione ottimistica, un tanto al chilo, supponiamo che il rischio delle azioni bancarie del NE italiano sia misurato dal doppio del rendimento dei Bund, cioè 1,2% (0,60% x 2).

Avvalendoci delle 4 operazioni e di un modellino semplicissimo (il Discounted Cash Flow, DCF) il prezzo delle azioni (P) dovrebbe essere calcolato rapportando il dividendo lordo atteso (D) alla somma fra flusso atteso dei dividendi (d) e rischio dell’azione bancaria (r); cioè P = D / (d + r).

Supponendo il D = 0,50€, che i dividendi siano costanti nel tempo (d = 0) e che il rischio sia misurato dal doppio del rendimento dei Bund, otterremmo un P = 0,50/0,012 = 41,67. Detta in altri termini, il prezzo teorico di un’azione bancaria, di cui si è valutato un rischio pari al doppio del rendimento dei Bund10y e che distribuisce un dividendo annuo costante di 0,50€ per azione, sarebbe di 41,67€.

Se, invece, prendiamo il doppio del rendimento attuale dei BTP e lasciamo fermo il resto, dovremmo dividere lo stesso dividendo per 0,037 (1,85% x 2) e otterremmo un prezzo teorico pari a 13,51.

Queste ipotesi non tengono conto, fra l’altro, delle correlazioni fra variabili dell’economia finanziaria; però, se ipotizziamo che i tassi risk free siano oggi molto bassi e che nei prossimi 10 anni siano destinati a crescere, ad esempio a raddoppiare, i calcoletti appena costruiti non sono più adeguati. Bisognerebbe raddoppiare i due rendimenti attesi dal 0,012 a 0,024 e da 0,037 a 0,074 e il prezzo delle azioni scenderebbe da 41,67€ a 20,83€ e da 13,51€ a 6.75€.

Prezzi teorici un tanto al chilo, dicevo, però affinando il modello escono sempre prezzi teorici cioè fortemente connotati da attese, da previsioni, da valutazioni più o meno professionali. Solo un mercato può prezzare il valore di un’azione perché tiene conto di molteplici fattori, individuali e collettivi, razionali e irrazionali, delle mani amiche e nemiche visibili e invisibili, dei sentiment, ecc.

In attesa del mercato questi calcoletti offrono la possibilità di iniziare un ragionamento, pur fondato su di un’aritmetica fortemente condizionata dalle attese sulle performance delle aziende di credito ordinario (le banche commerciali). (segue)

 

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  1. […] in Borsa, infatti, significa far accertare il prezzo delle azioni dal mercato aperto. In un altro post ho cercato di dire quali sono alcuni dei parametri di riferimento utilizzati dagli investitori per […]

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