`Falso in bilancio’ e onniscienza dei magistrati.

ANSA:

RIPRISTINATO IL REATO DI FALSO IN BILANCIO – Il falso in bilancio, con cui spesso vengono costituiti ‘fondi neri’, torna ad essere reato. Ma non un reato di danno, bensì di pericolo: non si dovrà provare di aver alterato il mercato o di aver prodotto un danno alla società, come invece chiedevano FI e Ncd. Già il ddl Grasso prevedeva una riscrittura della disciplina in materia. Il testo ora approvato prevede una distinzione tra società quotate e non quotate. Chi falsifica il bilancio di società quotate in borsa, rischia da 3 a 8 anni di reclusione. Per le altre società, nel caso in cui “consapevolmente” si espongano “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero” o li si omettano, la reclusione va da 1 a 5 anni: niente intercettazioni, dunque, previste per i reati con condanne sopra i 5 anni. Per le piccole società che da codice civile non possono fallire è prevista la procedibilità a querela di parte. I fatti di lieve entità sono puniti con il carcere da 6 mesi ai 3 anni; prevista, la non punibilità per particolare “tenuità del fatto”. Per tutti i tipi di società salgono le sanzioni pecuniarie: i vertici rischiano di pagare dalle 200 alle 600 quote.

Forse, i nostri eroi non sanno che in Italia, su circa 6 milioni di imprese, il 99% può essere collocato in quella vasta ed inutile categoria denominata PMI. La distinzione fra società quotate e non quotate viene dunque vanificata da questi numeri: a fine 2014 le quotate in Borsa Italiana erano ben 342.

Ma vi sono altri elementi che sorprendono:

1.  Nel `caso in cui “consapevolmente” si espongano “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero” o li si omettano’: fatti materiali non rispondenti al vero cioè: ammortamenti, svalutazione di crediti, valutazioni di magazzino? Cioè grandezze tipicamente stimate al momento della stesura del bilancio e non dopo anni e da soggetti diversi dagli estensori materiali del bilancio.

2. Le pene verranno decise da magistrati che non hanno alcuna competenza professionale in una materia tanto complessa. Ma, si dice, il magistrato si avvale della polizia giudiziaria e gli indagati si avvalgono degli avvocati che si avvalgono dei commercialisti… Vorrei vederli al lavoro sui bilanci delle banche o delle diverse società finanziarie e di quelle assicurative che redigono il bilancio in forme diverse da quelle delle non finanziarie. Ma, si dice, per questi ultimi ci si avvarrà dei dipendenti della Bd’I (cioè della consulenza di dipendenti di un’ Autorità amministrativa indipendente, dei Controllori…).

3. La `tenuità del fatto’, cioè la `modica quantità’?

Cioè, come dice un mio caro amico `la verità è la versione dei fatti che il cliente è disposto a pagare’ (intendendo per cliente anche un magistrato).

Forse sarebbe stato preferibile rinviare tutto al rispetto dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) saltando così qualche intermediario della verità.

Un elemento è positivo: sono state tolte le paventate intercettazioni che avrebbero consentito a chiunque di indagare anche sul nulla.

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