Pensioni: l’iniquità della paventata proposta governativa.

I media ci informano che sarebbe allo studio un misura volta a fronteggiare il rimborso del ‘dovuto’ ai pensionati, a seguito della recente sentenza della Consulta: gran parte del dibattito verte ancora sui `diritti acquisiti’. I quali sarebbero acquisiti solo a parità delle condizioni economico-finanziarie che li hanno generati a suo tempo: la qual cosa si vede più semplicemente osservando che, se lo Stato emette obbligazioni al 5%, il sottoscrittore riscuoterà in termini reali il 5% solo a parità di tasso di inflazione e solo se lo Stato potrà pagare. Il diritto è acquisito in termini nominali e non reali il che, come è noto, al popolo sovrano non interessa un gran che.

Come mi pare sia stato ben spiegato i diritti che implicano prestazioni monetarie sono dunque acquisiti a parità di condizioni di partenza e se tali prestazioni sono possibili: ad es., in Grecia, molte prestazioni pubbliche non sembrano più possibili perché uno Stato `mangiato’ dai suoi cittadini non può dare più nulla, né nel presente né nel futuro, prossimo o remoto che sia.

I media oggi paventano che il Governo si accingerebbe a a corrispondere uno somma di 500€ a 4ml di pensionati che percepiscono meno di 3mila € lordi mensili, per un totale di circa 2md/€.

Purtroppo non rimane che constatare che il Governo perde l’occasione, che andrebbe invece colta, di rapportare il `dovuto’ ai contributi effettivamente versati e non all’ammontare della pensione in corso. Ciò infatti perpetua il privilegio di coloro che hanno fruito del sistema ripartizione a carico, in primis, di chi fruisce del sistema misto e inoltre a carico delle generazioni future che non possono stare al tavolo delle trattative.

Eppure nel Paese si assiste alla presenza di singoli soggetti, peraltro poco celebrati, i quali, rendendosi conto di questa gravissima iniquità, decidono individualmente di rinunciare a questa o a quella prestazione.

Senza nulla togliere a questi volonterosi, un cittadino ambirebbe però a vivere in uno Stato, sia pur del diritto e del rovescio, laddove alcuni fatti, supportati dall’utilizzo delle quattro operazioni, fossero considerati largamente condivisibili in quanto scarsamente controvertibili. I sudditi, invece, ambiscono ad un Paese dove prevalgano le camarille, più o meno palesemente sindacalizzate, feroci oppositori di qualsiasi innovazione ancorché sistematicamente richiamata dal Presidente Draghi.

Ma si sa: la carne è debole per cui se i sindacati perdessero queste battaglie perderebbero finalmente anche il loro potere di interdizione.

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