Pensioni: rimborsi più bassi a chi ha meno contributi?

Così titola il CorSera di oggi (L. Salvia, 12 maggio 2015 p. 4) ed io spero proprio che accanto al rimborso totale per le pensioni più ridotte, il Governo colga l’occasione per mettere mano a questo tassello volto a ridurre, nei limiti del possibile, lo squilibrio fra sistema contributivo e sistema retributiva che tanti danni ha fatto ai conti del Paese.

La pensione, come è noto, è una rendita vitalizia che ha lo scopo di fronteggiare il rischio di sopravvivenza senza mezzi di sostentamento e che dovrebbe essere misurata e corrisposta a seguito dell’accantonamento preventivo di un patrimonio, di un capitale.

Semplificando al massimo: se la rendita viene misurata e corrisposta in base al capitale cumulato, si ha il sistema contributivo; se, invece, la rendita viene misurata e corrisposta in base a parametri diversi, si ha il sistema retributivo.

In Italia, come è noto, molti cittadini fruiscono di una pensione corrisposta con il metodo retributivo mentre moltissimi altri fruiscono di un sistema misto, a seguito di diversi aggiustamenti introdotti dalle riforme degli anni scorsi. Ciononostante, l’equilibrio intergenerazionale non è attualmente garantito e solo la `Riforma Fornero’, se non verrà ritoccata, riuscirà a fronteggiare questa rilevantissima questione.

Tale equilibrio, tuttavia, può essere garantito e rafforzato anche dai piccoli passi che i governi che si susseguiranno saranno in grado di fare in questa direzione.

Uno di questi passi, mi sembra quello paventato dall’articolo che citavo all’inizio: porre rimedio alla sentenza della Consulta, rimborsando in toto le pensioni più ridotte e, per le altre, rapportando i rimborsi ai contributi versati nel tempo (cioè al capitale cumulato) invece che indistintamente in base alla rendita percepita.

L’operazione offrirebbe al Paese un segno inequivocabile di equità, cercando di rispondere anche, e nei limiti del possibile oggi, agli avvertimenti che ci diede Modigliani a suo tempo.

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Un commento

  1. Inviato maggio 15, 2015 alle 5:38 pm | Permalink | Rispondi

    Inviolabilità dei diritti significa che lo Stato non può negarne l’attribuzmione, ma deve “riconoscerli e garantirli”. Fin dalle sue prime sentenze la Consulta ha avuto modo di osservare che l’inviolabilità non è prerogativa di tutti i diritti fondamentali costituzionalmente protetti, ma solo di quelli espressamente dichiarati tali dal testo costituzionale (es. art. 13 libertà personale) o almeno riconducibili alla clausola generale di cui all’art. 2 Cost. (diritti inviolabili “dell’uomo” es. diritto alla salute).
    Non tutti i diritti costituzionalmente protetti sono inviolabili. Inoltre l’inviolabilità riconosciuta a taluni diritti non esclude comunque che il loro esercizio possa essere limitato in presenza di valori costituzionali antagonisti di rango uguale o superiore. Le limitazioni dei diritti inviolabili deve limitarsi alle modalità di esercizio e non possono essere tali da incidere su quel “minimun” di contenuto, senza il quale il diritto stesso verrebbe meno.
    Sempre la giurisprudenza costituzionale ha da tempo osservato che tra i diritti fondamentali ve ne sono alcuni (le c.d. libertà civili es. libera m anifestazione del pensiero) che non “costano” allo Stato perché consistono in un divieto di interferenza dei poteri pubblici, ed altri che, consistendo nella pretesa a prestazioni pubbliche (es. diritto all’istruzione) incidono sulla spesa pubblica.
    Quest’ultimi, ossia i c.d. diritti pubblici di prestazione – inviolabili o meno – non solo possono a) essere limitati nelle modalità loro esercizio, e b) di norma comportano un “correlativo” obbligo – riconducibile al dovere inderogabile di solidarietà (art. 2) del cittadino di concorrere alla spesa pubblica secondo la propria capacità contributiva e secondo un criterio tendenziale di progressività (art. 53), ma anche c) per loro natura, devono essere “bilanciati” (la metafora della bilancia è la chiave del presente ragionamento) sia col principio costituzionale dell’obbligo di copertura finanziaria delle leggi di spesa (art. 81 vecchio 4° comma oggi 3°) sia con quello correlato ed oggi esplicitato del pareggio di bilancio (legge costituzionale 1/2012).
    Che diritti sono quelli relativi alle prestazioni previdenziali? Sicuramente sono diritti di prestazione, avendo per oggetto la pretesa ad erogazioni finanziarie da parte di enti pubblici. diritti costituzionalmente protetti, pur negandosi generalmente che si tratti di diritti “inviolabili”. La copertura costituzionale è anzitutto assicurat dall’art. 38 comma 2 secondo il quale “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Si ritiene inoltre che i trattamenti pensionistici, soprattutto per le pensioni di anzianità, siano forme sostanzialmente di “retribuzione differita”, per le quali vale anche l’art. 36 co. 1 costituzione, secondo il quale “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.” La natura retributiva emerge in particolare nei sistemi (o per quella parte dei sistemi) previdenziali nei quali la misura dell’erogazione è commisurata ai contributi versati e non alle retribuzioni percepite negli ultimi anni.
    Da quanto sopra si ricaverebbe che non possa essere esclusa l’introduzione di un “sistema di prestazioni regressive” per far fronte, ad esempio, a problemi di bilancio prodotti da fattori esogeni quale ad esempio la crisi economico-finanziaria globale. In quanto diritti di prestazione, infatti, quelli previdenziali vanno per definizione “bilanciati” coll’obbligo costituzionale di copertura. I bilanci pubblici infatti (come quelli privati, del resto) dipendono solo dalle decisioni di spesa o di entrata, ma anche da fatti esterni e successivi, a volte imprevedibili, che incidono sulle coperture di bilancio. Pacta sunt servanda, certamente. Tuttavia i diritti acquisiti non possono valere che rebus sic stantibus. In base allo stesso criterio, il problema che si pone dei rimborsi di quanto negato dallo Stato a seguito delle stop delle indicizzazioni ora dichiarato dalla Corte costituzionale, sarebbe risolto in modo iniquo ove non si tenesse conto di ciò.
    brunomartellone@hotmail.it

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2 Trackback

  1. […] di Trento, il Ministro Padoan avrebbe dichiarato che, in materia pensionistica, i diritti acquisiti sarebbero solo quelli maturati a seguito dei contributi […]

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  2. […] mi pare sia stato ha ben spiegato i diritti che implicano prestazioni monetarie sono dunque acquisiti a parità di condizioni di […]

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