Le pietose bugie per i soci delle banche non quotate (Popolari, BCC, Carispa): la `banca del territorio’.

Dovrebbe essere ormai noto a tutti che le banche debbono svolgere l’attività in base ai fondi propri che detengono: anche se molti sé dicenti banchieri non se ne sono accorti, da circa 30anni sono in vigore le disposizioni di Basilea che prevedono la seguente relazione: le attività detenute delle banche debbono essere pari a 12,5 volte i fondi propri. Siccome però le attività detenute sono ponderate in base al rischio da fronteggiare, attività maggiormente rischiose richiedono fondi propri  maggiormente pingui. I fondi propri, si sa, crescono per effetto di due fattori, gli utili accantonati e gli aumenti di capitale. Ne segue che, più l’attività bancaria è rischiosa, maggiore è la necessità di fare profitti e di accantonarli e/o maggiore è la necessitò dei soci di mettere mano al portafoglio per gli aumenti di capitale.

La ´banca del territorio’ è uno slogan cui spesso si ricorre per dire che la banca svolge la propria attività prevalente nell’area geografica nella quale è localizzata con i propri sportelli. Tale slogan viene anche propagandato e associato ad un assunto: il territorio è l’ambiente di elezione della banca locale, un ambiente verso il quale vi è convenienza ad effettuare prestiti alle famiglie e alle imprese. Questo assunto è un’ipotesi di lavoro che può essere adottata salvo prova contraria (sempre che la prova contraria non sia successiva alla concessione del prestito).

Ne segue che è difficile adottare questa ipotesi di lavoro perché se nel territorio non si trovano iniziative convenienti, la banca non dovrebbe ridurre il controllo sul rischio di credito ma semmai aumentarlo, così razionando il credito.

Inoltre, razionando più o meno il credito a seconda dei rischi del territorio, qualsiasi banca per diversificare e attenuare il rischio, investe anche in strumenti finanziari  meno rischiosi (poniamo in Titoli di Stato): data la difficoltà di misurare quanto di questi investimenti andranno a beneficio del territorio su cui insiste la banca è evidente che alla `banca del territorio’ resta prevalentemente il rischio del territorio.

Gli azionisti di queste banche, perciò, hanno convenienza ad assumere il rischio del territorio?

Forse oggi gli azionisti avrebbero convenienza ad assumere rischi di un’area più vasta rispetto a quelli del territorio (è una vecchia storia, abolita negli anni 80 quando ancora si prevedeva che ogni Cassa di Risparmio o Popolare dovesse aprire sportelli entro il proprio territorio ´di competenza’; ma quello eran altro mondo).

Una misura di questa convenienza è data dal valore delle azioni della banca che dovrebbe rispecchiare le aspettative di profitto dell’impresa di credito. Ma se il valore delle azioni viene misurato dal valore del patrimonio netto contabile (o dal CET1) suddiviso per il numero azioni in circolazione, ci si riferisce ad un valore ex-post, mentre gli investitori sanno che i valori delle azioni, quotate o meno, sono valori ex-ante, cioè che scontano il futuro: sono prezzi correnti che scontano valori futuri.

In assenza di quotazione, cioè in assenza di un un numero elevato di osservatori che negoziano effettivamente e di un altrettanto elevato numero di osservatori pronti a cogliere prezzi convenienti, quindi in assenza di un mercato ci si trova nelle mani di pifferai che lanciano stelle filanti le quali, come noto, alla fine della festa pendolano inerti in attesa della `donna delle pulizie’.

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