Sono liquide le pive nel sacco degli azionisti delle popolari non quotate?

Le cronache delle Assemblee della Banca popolare di Vicenza (VI) e di VenetoBanca (VB) possono rappresentare un buon esempio di che cosa significhi essere abbagliati da affermazioni ritenute veritiere, ma che si contrappongono alla dura realtà dei fatti.

Nel corso dell’Assemblea della VI, in risposta ad un intervento di un socio che proponeva di non approvare il bilancio sembra che il Presidente Zonin abbia affermato che, in tal caso, le azioni avrebbero probabilmente quotato 3,75€, contro il più recente prezzo amministrato di 48€ (VeneziePost, 11 aprile). Su quest’ultimo valore altri soci hanno obiettato che esso starebbe in rapporto all’1,2% col patrimonio netto, contro lo 0,6-0,7% di banche similari, per cui il valore delle azioni della VI sarebbe intorno a 24€. Per interpretare quest’ultimo punto, bisogna rifarsi alla descrizione del DG Sorato (VI): `la perizia è avvenuta sulla base di un approccio reddituale, non di mercato’, cioè sulla base di dati relativi al passato (reddito e patrimonio) proiettati sul futuro.

E’ più interessante invece il valore di 3,75€ citato da Zonin perché, se non è stato buttato lì a caso,  sembra proprio un prezzo di mercato: un prezzo cioè che tiene conto anche del rischio di un investimento in azioni di imprese di area bancaria e finanziaria impegnate nella gestione di rischi di credito (insolvenza dei loro debitori) e di mercato (oscillazioni dei tassi dell’interesse). Indipendentemente dal suo livello, si tratterebbe di un prezzo che guarda al futuro.

Il valore dei titoli quotati che emergono dalle contrattazioni sui mercati sono prezzi che guardano al futuro, cioè che `scontano’ il futuro: un futuro promettente si trasmette su valori in crescita, mentre un futuro poco promettente si trasmette su valori in calo. A questa logica incontrovertibile del mercato saranno sottoposti i valori che emergeranno dal paventato mercato cui faceva riferimento il DG Sorato: `abbiamo avviato con Consob e Icbpi (istituto centrale per le banche popolari, ndr) una procedura per la costituzione di una piattaforma gestita da Icbpi, che è ente terzo, a cui noi ci limiteremo ad inviare gli ordini di acquisto e vendita. Le aste saranno mensili e il valore partirà da quello votato in assemblea (48€, ndr). Ci potrà essere una oscillazione limitata al 5% per ogni asta con un floor del 20%’, cui è seguita la prudente chiosa del Presidente Zonin: `Sperimenteremo il borsino. Se poi sarà necessario come extrema ratio c’è la quotazione in Borsa’.

Mutatis mutandis, nel corso dell’Assemblea della VB, invece, l’AD Consoli, sembra abbia dichiarato che dopo l’estate le azioni saranno `liquide’, cioè potranno essere scambiate su un mercato (probabilmente il medesimo cui faceva riferimento Sorato a Vicenza).

Se questi sono i fatti narrati dalla cronaca, mi sembra che l’unica cosa da chiedersi sia il significato del termine `liquido’ riferito alle azioni. Come al solito, la prima risposta è `dipende’.

1) se `liquido’ è un titolo che a) può essere venduto immediatamente e b) ad un prezzo almeno uguale al prezzo di acquisto, supponendo che sul mercato si formino i prezzi indicati dalle Assemblee, per tutti coloro che hanno acquistato azioni ad un prezzo maggiore di 48€ per Vi e di 30,50€ per VB, le azioni non potrebbero dirsi `liquide’ perché la condizione b) non è verificata.

2) se `liquido’ è un titolo che a) può essere venduto immediatamente e b) ad un prezzo di poco inferiore al prezzo di acquisto, supponendo che sul mercato si formino i prezzi indicati dalle Assemblee, per tutti coloro che hanno acquistato azioni ad un prezzo di poco inferiore alle 48€ per VI e alle 30,50€ per VB, le azioni potrebbero dirsi `liquide’ a seconda del significato delle parole `di poco inferiore’. E qui dipende dall’opinione di ogni investitore-venditore ed è facile calcolare se titoli sono `liquidi’ o meno, nell’accezione qui indicata.

Ma, come si diceva, i due prezzi di riferimento sono calcolati con un approccio che guarda al passato mentre i mercati fanno prezzi che guardano al futuro, alla redditività e alla liquidità futura: un futuro promettente in un mercato efficiente che consenta di liquidare l’investimento con perdite in conto capitale ridotte, se non nulle.

Supponendo che il mercato sia, se non efficiente, almeno libero da vincoli (floor, margini di oscillazioni, aste continue, ecc.) il prezzo si formerà in base alle prospettive di incassare dividendi e alle prospettive di rischio dell’attività bancaria; ogni vincolo tenderà a ridurre il prezzo.

`Sperimeteremo’, afferma giustamente Zonin. Alla fine, però dovrebbe esserci la Borsa per le SpA.

Si sa anche, tuttavia, che alla descrizione razionale degli eventi non corrispondono sempre e comunque i comportamenti razionali di cui si fanno vanto gli studiosi di economia e di finanza, ma il più delle volte fanno seguito comportamenti che rispondono al sentiment degli investitori-venditori sui quale fanno leva prevalente gli studiosi di marketing la cui attenzione è concentrata sulla vendita e il più delle volte trascura la qualità del prodotto.

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