Azionisti e banchieri `de noantri’.

Le cronache dell’odierna Assemblea dei soci della Pop. VI (VeneziePost di oggi pomeriggio) non sembrano presagire, dal punto di vista estetico, una tranquilla Assemblea dei soci di Veneto Banca, molto simile alla Vicentina,  prevista per i prossimi giorni: molto del territorio delle due banche si sovrappone, molti clienti sono i medesimi, l’esito degli stress test è stato disastroso per entrambe, la svalutazione delle azioni per entrambe è stata dolorosa (intorno a – 23%).

Devo dire che non mi aspettavo che i soci di Pop. VI guardassero al passato come invece è accaduto, ma pensavo che avrebbero guardato al futuro. Purtroppo no, invece: il bar Sport continua a vincere.

Se facciamo due conti relativi a VenetoBanca possiamo osservare che, sulla base della brochure che si trova sul sito della Banca (che riporta dati al 19 dicembre 2014), le azioni in circolazione sono circa 337,174mila, per un valore oggi di circa 10.250milioni (337,174×30,34 nuovo prezzo).

Premesso che io penso ci sia sempre tempo per accertare una perdita in conto capitale e che quindi oggi non sia conveniente tentare di smobilizzare l’investimento (anche perché non sembra sia possibile), penso che si dovrebbe guardare avanti e cioè cercare di avvalersi delle nuove norme sulle Popolari: in particolare il nuovo art. 105bis del Testo Unico Bancario ove si prevede che, per i prossimi 18-24 mesi, le azioni si contino fino al 5% (cioè che non valga più la regola `una testa un voto’ ma che fino al 5% in Assemblea si contino le percentuali possedute).

Se, ad esempio, 10 soci detengono il 5% ciascuno e si accordano sia fra loro sia con un altro  socio che detiene lo 0,1%, questo patto di sindacato sarebbe in grado di determinare gli esiti dell’Assemblea. Gli esempi si possono moltiplicare: se 50 soci detengono l’1% e si accordano fra loro e con un altro socio che detiene lo 0,1%, quest’ultimo patto può determinare gli esiti assembleari. Al limite, se vi fosse un accordo fra quelli degli oltre 88mila soci che partecipano, direttamente o indirettamente, all’Assemblea quest’ultimo patto ne determinerebbe gli esiti.

Per semplificare si tratta di capire a quanto ammonta il valore del 5, del 4, 3, 2 e dell’1% per capire quanti soci detengano una quota non irrilevante.

E’ facile calcolare che il 5% ammonta a circa 512mila euro (5% di 10,250milioni) e che l’1% ammonta circa 102 mila euro. Si dovrebbe perciò capire quanti soci possono detenere simili quote e agire di conseguenza per costruire un patto di sindacato che può porsi diversi obiettivi operativi in termini di governance, ecc.

Ma fino a che i soci guardano indietro e non pensano al futuro loro e della Banca, o frequentano i diversi bar Sport sparsi nella provincia, l’Assemblea può diventare un inutile sfogatoio nel quale si insulta chi fino a ieri è stato osannato.

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3 commenti

  1. Inviato aprile 17, 2015 alle 5:45 pm | Permalink | Rispondi

    n. azioni VB = 112.391.523 (al 30 giugno 2014)
    valore azioni = 30,50 euro
    capitalizzazione = 3,428 MLD euro
    5% = 171,397 mln euro

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    • Inviato aprile 17, 2015 alle 7:28 pm | Permalink | Rispondi

      Ops… scusate; mi pare che i conti che ho fatto siano molto sbagliati. mancano come minimo 3 zeri. Grazie per la correzione: mi sembra che cada così l’ipotesi di formare dei patti di sindacato `popolari’.
      Rimane quindi il capitalismo di relazione, almeno fino alla quotazione.
      Continuo a pensare comunque che si dovrebbe guardare avanti.

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  2. Inviato aprile 14, 2015 alle 9:28 am | Permalink | Rispondi

    Interessante questo articolo comparso su VeneziePost del 13 aprile scorso:

    Popolari: le responsabilità collettive di chi ha scelto di non vedere

    di Gaia Pileddu

    L’assemblea della Popolare di Vicenza è parsa nient’altro che un rito catartico di liberazione dalla verità. Lo stesso è presumibile accadrà per la prossima assemblea di Veneto Banca. Se per la Popolare Berica si adoperassero gli stessi metri di valutazione delle altre banche popolari quotate, il valore delle azioni sarebbe ben più basso dei 48 euro stabiliti dall’assemblea. Questo ormai lo sanno tutti. Idem per i 30 euro di Montebelluna. Ciò nonostante, i soci in assemblea si sono lamentati di essere stati indotti all’acquisto ma nessuno si è sognato di dire, una volta per tutte, che il prezzo da stabilire dev’essere quello vero. Per i soci quel che conta non è che la banca sia ben gestita e che i rapporti siano trasparenti: ciò che hanno dimostrato di volere è stato solo il guadagno. A tutti i costi e in tutti i tempi. Il “come” non ha importanza. È perciò difficile meravigliarsi se – con una simile filosofia – si possa finire vittime di affabulatori. Fino a ieri, non a caso, coerentemente osannati.

    Più brutto ancora è vedere che ci sono amministratori della stessa banca che dopo aver detto di aver acquistato molte azioni pensano, nonostante ciò, di avere conservato una superiore capacità predittiva ed annunciano che, in futuro, il valore delle azioni non potrà che salire. Il dato certo è che ci sono amministratori che non hanno capito che la società che amministravano non valeva i soldi che loro stessi hanno pagato e fatto pagare ai soci. Coerenza vorrebbe che seguissero le dimissioni, mentre invece seguono previsioni non richieste sul valore del titolo. I soci avrebbero dovuto mandare a casa in malo modo amministratori così impudenti, ma a quanto pare sentir favole – pur sapendo che tali sono – è sempre meglio che sentire l’amara verità. Così i soci li hanno riconfermati e hanno dato loro anche ricchi compensi.

    D’altra parte anche la Cattolica Assicurazioni ha appena investito pesantemente nelle azioni della Popolare Berica portando a casa subito una bella minusvalenza, di almeno 10 milioni di euro, che tanto non peserà affatto sulle tasche dei suoi amministratori che di azioni Cattolica ne hanno chi poche chi nessuna. Non è un caso che la Popolare di Vicenza sia il primo azionista della Cattolica e ci abbia, a propria volta, rimesso una montagna di denaro. Si sostengono a vicenda questi gruppi dirigenti, del che non ci sarebbe motivo di dolersi se questo sostegno non si fondasse sullo sprezzo della verità e Cattolica non avesse investito sapendo che le azioni della Vicenza avevano un prezzo esagerato.

    Restano i regolatori: Banca d’Italia in testa. Nelle ultime ispezioni alle due popolari venete  si è accorta che i prezzi delle azioni  stabiliti dalle assemblee non avevano rapporti solidi con la realtà. È arrivata perciò in ritardo di almeno quattro anni. Nel frattempo tutto il male che poteva derivare dalle decisioni delle assemblee si è compiuto. Inutile dire che le acquisizioni che hanno dissestato i patrimoni – e portato a queste prime timide rettifiche al prezzo dell’azione – sono sempre state autorizzate dalla Banca d’Italia stessa. Ciò nonostante il piglio è sempre quello dell’arbitro che non sbaglia e non può sbagliare, e che di fronte al disastro è stato ingannato ma non si dica che stava invece guardando da un’altra parte.

    Quando tra qualche decennio gli storici si occuperanno del declino del peso relativo dell’Italia nel mondo e con essa del suo Nord Est potranno trovare nella storia della popolari venete un caso, non solo gravido di conseguenze sul piano economico, ma anche del tutto emblematico sul piano delle cause. Nessun sistema economico può reggere nel tempo se tutti i suoi protagonisti, dagli individui ai soggetti collettivi, hanno con la bugia una tragica consuetudine che li porta ad ingannare se così come gli altri.

    Lunedì 13 Aprile 2015

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