Le patacche televisive e quelle del prof. Veroufakis

Oggi, 9 marzo 2015, hanno inizio effettivo le operazioni di QE poste in essere dalla BCE per fronteggiare la profonda crisi finanziaria in corso. Fino ad oggi, in materia si è sempre e solo annunciato e come si vede dagli andamenti dei mercati l’`effetto annuncio’ non ha deluso: il prezzo del $Usa si è notevolmente ridimensionato, i mercati finanziari sono in prudente crescita, l’economia sembra dare segni di ripresa. Come è noto, la Banca ha l’obiettivo sia di combattere la deflazione sia di riportare l’inflazione intorno al 2%, come previsto dai Trattati.

Come tutti possono osservare, le immagini televisive rappresentano il QE come un insieme di macchine che stampano biglietti a spron battuto, rafforzando nel pubblico l’idea che questa enorme quantità di biglietti venga ceduta dalla BCE alle banche le quali, a loro volta, girano i biglietti ai clienti, cioè li prestano ai clienti.

Questa immagine rafforza così un’idea sbagliata che ingenera aspettative errate nei confronti della BCE la quale, come ha più volte sostenuto il Presidente Draghi, non può risolvere i problemi strutturali dell’economia iniettando liquidità nel sistema. Queste ingenti iniezioni, infatti, consentono al sistema di usare la liquidità come variabile di aggiustamento degli scompensi fra credit e debiti che si creano, per definizione, nel sistema: non sempre e non tutti i debiti giunti a scadenza vengono infatti pagati a causa di mille circostanze, ciascuna delle quali andrebbe indagata. Ma ciò non toglie che, indipendentemente dalle cause che hanno originato gli scompensi, chi deve riscuotere non può attendere perché ciò si trasformerebbe, a catena, in un ritardo nei pagamenti a favore dei suoi creditori.

L’economia riprende se e solo se le imprese hanno convenienza ad investire, cioè se le attese di rendimento degli investimenti sono positive; se le attese sono nulle o negative, non si capisce perché si dovrebbero conferire fondi propri e finanziamenti in un’impresa fallimentare. Ed è per questo che le riforma strutturali sono necessarie per un Paese: creano un ambiente ove conviene investire.

Le elementari considerazioni fin qui addotte non possono essere ignote al prof. Veroufakis il quale, tuttavia, sostanzialmente dichiara che non pagherà i debiti (v. Corsera di ieri, 8 marzo p. 3) e ha parole di fuoco per il Presidente Draghi e per tutta la comunità economico-finanziaria che rappresenta. Il prof. Veroufakis, non dichiara solo che la Grecia sarà inadempiente (cioè che non pagherà alla scadenza), ma di essere insolvente (cioè che non pagherà mai) e, per rafforzare la sua arrogante posizione, minaccia una chiamata alle urne del popolo sovrano greco per decidere sulla permanenza del Paese nell’euro, ben sapendo che l’esito sarebbe l’uscita dalla moneta unica con gravissimo pregiudico proprio per lo stesso popolo greco.

Si dice che l’Italia abbia un credito nei confronti della Grecia pari a circa 40md/€, per non parlare degli altri Paesi. E se nei Paesi creditori si indicesse un referendum per decidere di cancellare quei crediti e di conseguenza di ridurre di pari importo il bilancio pubblico? Presumo che l’esito sarebbe negativo.

In questo, a me sembra, consista l’arroganza del prof. Veroufakis: nel rifiutare una ristrutturazioe del debito che si accompagni ad un programma di riforme strutturali come paventato da molte parti egli si pone fuori da un contesto di legalità condivisa.

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