Bella&Impossibile la sfida al capitalismo finanziarizzato.

In questi giorni le ricette per risolvere la questione greca si sprecano: un breve riassunto può essere utile.

A me sembra si dovrebbe lavorare scavando sulla difficile distinzione fra aspetto morale, aspetto economico e aspetto finanziario della situaizone, magari prendendo le mosse da una paginata dal titolo `Il debito perpetuo’ comparsa su `la Lettura’ di domenica scorsa (15 febb.) e dal caso Grecia.

Partendo dal caso, mi sembra evidente che, economicamente e moralmente, sia conveniente ristrutturare il debito: dal punto di vista economico, è la Grecia ad avere il coltello dalla parte del manico perché alcuni dei suoi creditori (Italia in primis) non possono permettersi di prendere atto di una perdita su crediti che si riververebbe con grave pregiudizio sul passivo del bilancio pubblico; dal punto di vista morale, analogamente, chi se la sente di affossare un Paese naturalisticamente meraviglioso, culla della civiltà occidentale, ecc. ancorché pieno di problemi, senza prospettive di crescita, nemmeno turistiche, che ha perfino deciso di non vendere il Pireo?

Finanziariamente però, la questione richiederebbe un enorme sforzo da parte di tutti gli stakeholder ma anche della classe politica greca: la ristrutturazione mi sembra richiederebbe sia una moratoria sullo stock, sia un allungamento del debito residuo, sia la possibilità di un indebitamento ulteriormente.

La moratoria (ad es. del 30-50%) consentirebbe ai creditori di ridurre la perdita; l’allungamento della scadenza consentirebbe ai creditori medesimi di sperare nel futuro per il credito residuo; il debito ulteriore servirebbe a mantenere in vita un’economia fortemente dipendente dal credito di terzi.

A me sembra che, mentre le prime due manovre appena riassunte possono far capo ai Paesi dell’Eurozona o comunque ad un accordo politico fra Paesi sovrani, un’altra fetta di questioni e soprattutto quella dell’indebitamente addizionale stia in capo ai mercati.

E mi pare che i mercati siano difficilmente controllabili in quanto l’economia attuale è fortemente `finanziarizzata’: cioè fortemente condizionata da scelte attenenti la condizione strutturale di rischio- rendimento dei debiti che circolano, compresi naturalmente gli strumenti di copertura dei relativi rischi (i Credit Default Swap).

A me sembra, dunque, che la situazione da risolvere sia difficile anche indipendentemente dalle volontà politiche delle parti, compresa la BCE che, in un’economia finanziarizzata dominata dai mercati, mi pare abbia poco spazio effettuale.

Il problema quindi si sposterebbe sulla possibilità di contrastare il domino dei mercati: il che però mi pare si realizzerebbe creando condizioni di convenienza accettabili dai mercati stessi.

Fra queste condizioni mi pare andrebbe compresa anche la volontà greca di attuare riforme strutturali di non poco momento, il che mi sembra difficile dato il populismo dell’attuale leadership che dovrebbe tenere conto che, ad esempio la moratoria viene ribaltata sul popolo degli altri partner dell’Eurozona poco propensi a pagare i debiti altrui, soprattutto se non ne vedono un ritorno.

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