Vigilanza Unica e lamenti dei ‘banchieri de noantri’

L’obiettivo generale che si cerca di perseguire con la Vigilanza Unica discende dalla diffusa convinzione che anche l’attività bancaria debba essere svolta da società di capitali che assumono in proprio i rischi di credito, finanziari e operativi. Ma in proprio non può significare a rischio dei depositanti, ma a rischio dei portatori di capitale, cioè degli azionisti per il tramite dei loro rappresentanti nei CdA.

Questa banale conclusione tipica dell’ambiente capitalistico, continua a sorprendere i banchieri de noantri, soprattutto di quelli che gestiscono le banche di più ridotte dimensioni che ancora non riescono a capacitarsi di questa realtà incontrovertibile che appartiene all’ambiente del quale fanno parte e che sono pronti a sostenere… a parole.

Eppure è noto al mondo dei professional e degli accademici che presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), nel 1974 venne costituto il Comitato di Basilea per la supervisione bancaria. Nel tempo, venne istituito anche un forum per raccogliere le opinioni di chi era interessato alle questioni ivi trattate. Dopo una decina d’anni di lavori, vennero promulgate alcune regole (Basilea1, 1988) volte a fronteggiare il rischio di credito delle banche. Successivamente, sempre nell’ambito di Basilea1 (1996), vennero promulgate altre regole per fronteggiare i rischi finanziari del trading book, successivamente estese al banking book. I difetti di quelle regole si appalesarono abbastanza rapidamente, così si misero a punto le regole di Basiela2 che sarebbero dovute entrare in vigore nel gennaio 2008 in Europa e nel gennaio 2010, negli USA. Lo scoppio della crisi impedì l’entrata in vigore di Basilea2, ma rese evidente che anche quelle regole presentavano dei problemi, i più rilevanti dei quali consistevano nella loro pro-ciclicità. Negli ultimi anni, così, si misero a punto le nuove regole denominate `Basilea3’.

Riassumendo, per il mondo bancario, da circa 30 anni Basilea è sinonimo di rafforzamento patrimoniale delle banche.

Ciò posto, per dare gambe giuridiche alle conclusioni del Comitato di Basilea, gli Organi governativi europei hanno promulgato la Direttiva CRD IV (Capital Regulation Directive IV, 2013) e il Regolamento CRR (Capital Requirement Regulation, 2013). Entrambi i provvedimenti seguono una svolta epocale avvenuta in Europa nel 2010 per fronteggiare la grave crisi in corso partita nel 2007 negli USA e cioè della costituzione dell’ABE (Autorità Bancaria Europea, 2010), dell’’AESFEM (Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati, 2010) e del CERS (Comitato Europeo per il Rischio Sistemico, 2010), nella consapevolezza che le manovre di politica monetaria della BCE avrebbero avuto effetti parziali (tutti i documenti citati sono reperibili anche in italiano via web).

Riassumendo, per l’Europa la stabilità del settore bancario passa anche attraverso il rafforzamento patrimoniale delle banche per cui si è intervenuti su diversi aspetti: una Vigilanza unica sulle circa 120 banche di maggiori dimensioni, nonché sulla regolamentazione delle banche e sull’attività di un comparto adiacente, le imprese di investimento.

L’Italia ha recepito queste regole per il tramite della Circolare 285/2013 della B.d’I. Ma sarà necessaria anche una ‘copertura giuridica’: va in questo senso la Legge 7  ottobre 2014, n. 154 (Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea) in G.U 28 ottobre 2014.

Sorprendono perciò le lamentele di alcuni sè dicenti banchieri che sembrano non essere al corrente che da almeno trent’anni si va verso il rafforzamento patrimoniale delle banche da essi stessi amministrate, cui avrebbero dovuto pensare per tempo: la `sana e prudente gestione’, che passa anche attraverso il rafforzamento patrimoniale delle aziende di credito e richiamata fino alla noia dalle banche centrali,  non sembra interessare invece chi, pur avendone la responsabilità operativa, strabuzza gli occhi quando se ne parla.

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