Bomba di liquidità: continua a bruciare la miccia di Draghi.

Nella recente intervista su Handelsblatt (si può osservarne un sintesi qui) il Presidente Draghi informa l’opinione pubblica germanica che eccessi di inflazione hanno effetti devastanti analoghi agli eccessi di deflazione, soprattutto se entrambi prolungati. Dopo avere ribadito ancora una volta che i Paesi debbono procedere sulla via delle riforme strutturali, ribadisce l’intento di procedere all’acquisto massiccio di debito sovrano (ed io ipotizzo si parli di mercato secondario).

A parte le incertezze sull’efficacia di queste manovre quantitative (sulle quali ho già sollevati dubbi in altri recenti post) – le uniche peraltro disponibili fra le cartucce della BCE – si presentano altri problemi complessi che, a me sembra, dipendono prevalentemente dalle politiche dei Paesi che cercano di risanare la loro situazione.

Come ci ha spiegato L. Bini Smaghi sul Corsera del 31 dic. scorso, in caso di ristrutturazione del debito sovrano di un Paese (ad es. la Grecia) interverrebbero due strumenti creati ad hoc: il Fondo salva Stati e l’acquisto di titoli sovrani (Outright Monetary Transactions – OMT) il cui utilizzo è condizionato dalla ripartizione, fra i detentori, del debito sovrano del Paese in difficoltà.

Se i detentori, come nel caso della Grecia, sono gli altri Paesi europei, il FMI, il Fondo salva Stati, la BCE, le banche greche e in parte ridotta i privati, la ristrutturazione del debito (greco, nell’esempio addotto) si trasformerebbe automaticamente in aumento dell’indebitamento dei detentori. Questi, infatti, vedrebbero ridotti i loro crediti in contropartita col debito sovrano ristrutturato e, non potendo, ristrutturare i loro anelastici attivi, dovrebbero incrementare il loro indebitamento. In caso contrario, dovrebbero prendere atto di una perdita secca su titoli (per l’Italia si tratterebbe di 20md/€) che, se non trovasse compensazione con altri proventi, potrebbe incidere sui loro patrimoni.

Sotto questo aspetto, sarebbe l’anelasticià degli attivi dei Paesi creditori a creare un imbuto pressoché ineludibile per cui, anche sotto questo aspetto, torna la questione delle riforme strutturali.

Sotto questo punto di vista, ineggiare all’Europa e all’euro senza adeguarsi alle regole che ne reggono le sorti diviene populismo puro, simmetrico a quello dei detrattori.

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