La miccia di Draghi brucia lentamente, ma brucia…

… in attesa dello scoppio della paventata ‘bomba di liquidità’ avversata in particolare dalla Germania: un esauriente riassunto delle posizioni viene offerto da Reuters.

Dopo il ‘faremo tutto il possibile’, Draghi ha continuato con ‘not to pursue our mandate would be illegal”, così cercando di contrastare chi sostiene che i Trattati non prevedono il finanziamento monetario del Tesoro degli Stati UEM e. inoltre, con l’affermazione che le decisioni della BCE non prevedono necessariamente l’unanimità.

Se ho ben capito, azzardo che le uscite dall’impasse potrebbero essere: 1) acquisti di debiti sovrani: a) escludendo acquisti sul mercato primario, ma sul secondario in contropartita con le banche che ne verrebbero liberate; b) sul mercato primario, realizzati in nome e per conto della BCE attraverso società di asset management, come previsto per covered bonds e ABS; 2) decisione assunta all’unanimità dei presenti per consentire l’assenza dalla riunione del Consiglio a chi è contrario all’iniziativa.

Sul punto 1), mi pare che rimanga sempre una questione sullo sfondo: la ripresa dell’economia avviene tramite le imprese; pubbliche o private che siano, rimangono sempre le questioni della produttività e dell’efficienza delle singole imprese e del Paese che le ospita. Inoltre, la BCE può comprare debito sovrano in contropartita con le banche le quali vorrebbero anche venderlo, ma senza riempirsi di costosa liquidità, qualora la domanda di credito accettabile languisse. La BCE può anche comprare tramite asset managers, finanziando così direttamente gli Stati ai quali, peraltro, spetterebbe l’onere di piantare imprese produttive ed efficienti. Ma così si torna alla produttività e all’efficienza delle imprese e dello Stato.

Fra i motivi della sua proposta, il Presidente BCE adduce l’esempio degli USA e del UK. Forse però l’esempio non è molto calzante data l’abissale efficienza di quei due Paesi rispetto alla maggioranza di quelli UEM.

D’altra parte, di fronte alla déblacle cui stiamo assistendo, cosa deve fare un banchiere centrale se non sperare che gli strumenti di cui dispone abbiano effetto? E come possono, i germanici, allontanare dalle loro notti l’incubo del post-Weimer che continua a perseguitarli anche durante un periodo di deflazione come quello attuale?

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