Sulla moneta: un riassunto di quanto ho fin qui capito.

Il tema della moneta, apparentemente semplice, mi è sempre sembrato ostico per cui ho cercato di capirci qualcosa cercando, negli anni, di descriverne il meccanismo di produzione e di circolazione partendo dall’assunto che i debiti siano medaglie con una doppia faccia, come ho cercato di dire nell’About di questo blog.

Noi, il pubblico, abbiamo in genere esperienza della moneta in quanto mezzo di pagamento: il contante (le banconote o il circolante) e i c/c bancari.

La Banca Centrale (BC), invece, quando parla di moneta si riferisce ad una configurazione diversa cioè si riferisce ad alcuni debiti di alcuni emittenti, alcuni dei quali non vengono utilizzati come mezzi di pagamento (ad es. le quote di fondi comuni di mercato monetario o i p/t). Si riferisce cioè, oltre che a) ai propri debiti a vista (a1. il circolante e i a2. c/c in contropartita con alcune banche), anche b) ai debiti a vista (i c/c) delle banche (bc) in contropartita con il pubblico e di c) altri debiti a breve di altri emittenti. La BC si riferisce dunque ad un aggregato ben più ampio di quello di cui noi abbiamo esperienza corrente e diretta e conduce la politica monetaria con riferimento a quell’aggregato (tecnicamente denominato M3).

Quanto al circolante (a1), si ricorderà che sulle banconote in lire vi erano due scritte che suonavano più o meno così: <pagabile a vista al portatore> e <valore liberatorio negli scambi>. Queste scritte sono state abolite nelle banconote in euro, ma permangono sia nei dollari Usa (ove campeggia anche la scritta In God We Trust) sia nelle banconote britanniche.  Le scritte in questione sono un retaggio di un passato (cessato il 15 agosto 1971) di convertibilità delle banconote e stanno a significare che si tratta di debiti vista dell’emittente (la BC) e che hanno erga omnes, di diritto, il potere liberatorio negli scambi, cioè che non possono essere rifiutate come mezzo di pagamento. Questa moneta, il circolante (tecnicamente un pezzo di M1), è quella di cui abbiamo esperienza corrente e che viene oggi stampata da diverse aziende industriali che fanno capo alle BCNazionali ma sotto l’egida della BCE.

Quanto ai c/c in contropartita con alcune banche (a2.) si tratta dei conti che registrano gli scambi monetari obbligatori e facoltativi fra banche e BC.

I c/c delle banche in contropartita con il pubblico (b), l’altro mezzo di pagamento di cui abbiamo esperienza corrente, possono essere emessi soltanto dalle banche commerciali (bc) e nascono quando famiglie e imprese chiedono prestiti, li ottengono e li utilizzano. Costoro, ottenuto il prestito, non escono dalla banca con una valigia di banconote da spendere ma con un blocchetto di assegni ma, oggi, nemmeno con quello ma con un PIN e una carta di plastica colorata (una carta di credito) che consente di utilizzare i prestiti. Così la bc `crea moneta virtuale’ quando concede prestiti, `crea moneta effettiva’ quando i prestiti vengono utilizzati. In tale ultimo caso, i prestiti diventano debiti dei clienti verso le banche, altrimenti sono `fidi non utilizzati’.

Dunque chi ottiene prestiti, ottiene del potere d’acquisto virtuale che diventa moneta effettiva quando lo spende per comprare beni e servizi, cioè lo usa come mezzo di pagamento. Chi riceve il pagamento può lasciarlo in banca a favore del propio conto o trasformarlo in contanti. Se il pagamento ricevuto va ad alimentare il conto del prenditore, il prestito utilizzato e un deposito. Se non viene utilizzato, resta un fido cioè potere d’acquisto disponibile.

I due pezzi di moneta fin qui richiamati vengono denominati M1; i debiti a vista delle BC vengono denominati base monetaria.

In sintesi, se a M1 si aggiungono anche i debiti delle bc entro i 24 mesi, si parla di M2; se vi si aggiungono anche altre componenti ben specificate (c) si giunge alla configurazione di M3. Sono queste le componenti della moneta (M) che la BC cerca di controllare tramite la politica monetaria. La difficoltà di controllare M3 è ben nota: all’inizio la BCE si era proposta un target del 4,5%, ma dopo qualche anno abbandonò l’obiettivo considerato scarsamente realistico. Tralascio i motivi di questa rinuncia che sono spiegati nella seconda edizione de ‘La politica monetaria unica’ pubblicato dalla BCE a suo tempo. Ora un documento ben aggiornato si trova fra le analisi della BoE.

Così, in sostanza la BC cerca di controllare M1 e, al massimo, M2.

Con riferimento allora a M1 è evidente che la BC può controllare bene solo la base monetaria (a), dato che la emette; può invece controllare con minore successo l’altra componente, i c/c delle bc (b) che vengono da loro emessi.

Le modalità di controllo dei c/c delle banche sono diverse, articolate e complesse: vanno dall’obbligo di detenere una riserva obbligatoria (oggi all’1% dei depositi fino a 24 mesi costituiti presso le bc) all’obbligo di limitare l’assunzione dei rischi da parte delle bc ad un multiplo del fondi propri (Basilea 3). Ma l’elemento forse più pregnante del controllo di M1 è il Sistema dei Pagamenti (tecnicamente: TARGET 3 o T3).

Cioè: se i mezzi di pagamento che hanno il potere liberatorio negli scambi sono solo i debiti vista della BC, è necessario che tutte le promesse di pagamento (i pagamenti da regolare) vengano regolati, divengano cioè effettivi e si trasformino in scambi di base monetaria. La BC, gestendo T3, provvede a che ciò accada quotidianamente ed entro le ore 17.

Il circuito dei pagamenti si chiude così attraverso un mostruoso marchingegno di scambi multilaterali di base monetaria (S. Jevons ne dà una rappresentazione plastica) ove, però, la BC non è neutra né assente: anzi interviene con operazioni ad hoc. L’ultimo anello, quello che cioè che consente di chiudere il sistema dei pagamenti è l’operazione di anticipazione infra-giornaliera attraverso la quale la BC fornisce fondi illimitati e gratuiti alle banche affinché chiudano eventuali scompensi di liquidità in T3.

Ne segue che una gestione non attenta della liquidità, da parte delle bc, mina la possibilità di controllo di M1 da parte della BC la quale non può consentire che T3 non si chiuda, altrimenti salterebbe il settore creditizio e tutto quello che vi è collegato, cioè tutto.

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2 commenti

  1. Inviato novembre 5, 2014 alle 9:23 pm | Permalink | Rispondi

    Il post è molto chiaro. Suggerisco tuttavia due lievi modifiche.

    1a
    Laddove si parla di Bretton Woods, sembra di capire che la convertibilità delle banconote fosse possibile fino al 1971. In realtà, il dollaro era convertibile solo per le banche centrali.
    La convertibilità per i comuni mortali era cessata molto primael 1971, esattamente un secolo fa, con la fine del Gold Standard, allo scoppio della Prima guerra mondiale. Nel 1934, Roosevelt rivalutò l’oro (ai famosi 35$ l’oncia) e, in pratica, requisì quasi tutto il metallo in mano ai privati (prosciugò il sistema transatlantico, letteralmente) scambiandolo con certificati di ottima carta.

    2a
    La distinzione tra moneta virtuale e moneta effettiva non è, a mio modesto avviso, necessaria.
    La moneta che gira e circola effettivamente si chiama circolante. Lo dice la parola. Quell’altra, la moneta virtuale, è la liquidità, ossia un potere d’acquisto che si può tradurre istantaneamente in circolante per esempio al Bancomat. La moneta in senso lato, o liquidità, è M3. Per usarla – materialmente – si ricorre al circolante. E’, comunque, possibile usarla in modo virtuale, per esempio con i trasferimenti come i bonifici bancari. E’ ben noto che le banche centrali, le commerciali e i ministri delle finanze vorrebbero (specie in Italia) limitare al massimo l’uso del circolante. Esistono così tante definizioni di moneta (alcune sono chiaramente citate nel pezzo) da escludere che ce ne siano altre di veramente utili da introdurre.

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    • Inviato novembre 6, 2014 alle 9:23 am | Permalink | Rispondi

      Suggerimenti respinti: 1. Non vi è alcun accenno a Bretton Woods; 2. M3 comprende anche strumenti finanziari che non sono mezzi di pagamento.

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