Veneto Banca: un esempio di linguaggi inconciliabili.

Un esempio lampante dell’inconciliabilità fra linguaggi utilizzati per descrivere la situazione di Veneto Banca (ma riferibile più in generale alla descrizione di situazioni analoghe) si può osservare confrontando il linguaggio economico-finanziario con il linguaggio del Sindacato: l’inconciliabilità fra linguaggi porta anche a soluzioni operative inconciliabili.

Il primo linguaggio proprio sia del Governatore della Bd’I, che ha il compito di salvaguardare la stabilità delle singole banche e del sistema bancario, sia delle società di rating, che si propongono di informare il mercato degli investitori, il secondo proprio di chi intende salvaguardare i livelli occupazionali e salariali di una singola banca.

Il linguaggio economio-finanziario si riscontra nelle Considerazioni finali del Governatore del 31 maggio scorso ove, dichiarando la necessità di disporre del potere di rimuovere i manager, si è voluto leggere un chiaro riferimento alle vicende che hanno recentemente interessato la Banca;  si riscontra poi nel linguaggio di Moody’s che ha espresso giudizi sul sistema bancario europeo in generale e di Fitch che invece ha assegnato ad un’emissione di Veneto Banca garantita dallo Stato (cioè dalla fiscalità generale) il rating BBB+.

Il linguaggio sindacale si può riscontrare nell’accordo Banca-Sindacato, laddove si parla di ‘Protocollo per lo sviluppo sostenibile’ e di ‘Accordo per la solidarietà difensiva’.

La genericità del linguaggio del Sindacato può essere rilevata almeno su due elementi: anzitutto il non tenere conto dello sviluppo europeo di simili questioni. Ad esempio, mettendo a confronto l’emissione giudicata da Fitch e i due protocolli azienda-sindacato si può osservare che mettere a carico della fiscalità generale i 300ml/€ dell’emissione significa mettere a carico di paga le tasse anche eventuali problemi salariali e occupazionali di una singola banca. Il che è in controtendenza con quanto accade in Europa, ove, con gli ultimi accordi sulla Vigilanza Unica si prevede che eventuali problemi delle singole banche siano scarico in primis dei portatori di capitale e successivamente dei creditori (fatti salvi i depositi salvaguardati dall’apposito Fondo di Garanzia, previsto in Italia fin dalla metà degli anni Ottanta).

In secondo luogo, meraviglia che il Sindacato, giustamente sempre pronto ad evocare i danni dell’evasione fiscale, trascuri di tenere conto che la fiscalità generale è a carico prevalente del lavoro dipendente di tutto il Paese e non del solo Nord Est.

Ovviamente questo schema di ragionamento andrebbe riferito anche a casi analoghi nel resto del Paese.

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2 commenti

  1. Inviato giugno 2, 2014 alle 11:34 am | Permalink | Rispondi

    Il dibattito pubblico…
    Sulla faccenda dei depositi sono stato effettivamente generico: avrei bisogno di andare a rivedere cosa è previsto tecnicamente.
    In realtà il miglior dibattito che io ricordi di avere letto sul tema ‘garanzia dei depositi’ si trova negli Atti della Costituente: vi si pongono tutti i problemi e vi si danno tutte le risposte.
    Mi è rimasta l’idea che bisognerebbe vedere caso per caso e tempo per tempo: voglio dire che la caduta del Credito Mobiliare di fine Ottocento (di cui si occupa Maffeo Pantaleoni in un suo famosissimo scritto) è diversa dalla caduta della Banca Privata Italiana (anni Settanta e che diede origine al Decreto Sindona), dal run dei depositanti presso la britannica Northern Rock e dal più recente dissesto di Lehman Brothers.
    Questo, secondo me, resta cmq un problema da risolvere perché il mestiere delle banche è fondamentalmente cambiato nel corso degli ultimi 50anni: dopo l’abolizione della convertibilità del $USA (metà agosto 1971), la moneta endogena oggi fa la parte del leone per cui le condizioni operative delle banche hanno dovuto adeguarsi (si pensi agli Accordi di Basilea, il primo dei quali risale al 1988).

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  2. Francesco
    Inviato giugno 2, 2014 alle 8:06 am | Permalink | Rispondi

    Splendido intervento. Che, purtroppo, conferma come il dibattito pubblico in materia sia estraneo al principio di realtà. Ciò posto, avrei qualche dubbio (come pure alcuni economisti di lavoce.info) di mettere tra i creditori a rischio per insolvenza bancaria i depositi (moneta).

    Moros

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