Potranno le banche prestare i prestiti della BCE?

Quasi sicuramente non subito né molto presto.

Se la prospettiva per il 2012 è di recessione, i conti economici delle banche si deterioreranno ulteriormente come conseguenza del deterioramento delle esposizioni in essere in contropartita con le imprese. Prendere atto di tali deterioramenti, significa svalutare le esposizioni, il che si può realizzare se, e solo se, i margini lordi saranno capienti. Tali margini però sono ora erosi da perdite su crediti e su titoli (oltre che dalle moratorie sui prestiti poste in essere ora e nel recente passato) e potranno essere ricostituiti se, e solo se, vi sarà un flusso netto di proventi.

Questi proventi non potranno essere assicurati dai prestiti all’economia reale ma dagli investimenti in strumenti finanziari: ad esempio, i prestiti ottenuti dalla BCE all’1% e investiti in Bund/10y all’1,84% o in titoli UK/10y al 2,17% renderebbero un differenziale medio dell’1%. Investiti in Btp/10y renderebbero il 5% circa con un differenziale di quattro punti. Se si prestasse alle imprese, il differenziale sarebbe di gran lunga superiore, dovendo conteggiare il premio al rischio pure di gran lunga maggiore.

Ma le banche oggi non sembrano in condizione di poter aggiungere rischi nuovi ai rischi già in portafoglio; dovrebbero poter generare margini, anzitutto per coprire i rischi vecchi e, poi, per assumerne rischi nuovi. Sommare rischi nuovi a quelli vecchi sarebbe possibile soltanto con nuove ricapitalizzazioni: l’indebitamento con la BCE, anche se a lungo termine, resta una manovra ‘finanziaria’ e non ‘reale’.

In conclusione, creare aspettative di allentamento del credit crunch non mi sembra faccia parte di una ‘operazione verità’.

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3 commenti

  1. Inviato marzo 2, 2012 alle 4:56 pm | Permalink | Rispondi

    Sì, mi sembra una vicenda storica senza precedenti e non so per quanto continuerà: ho cercato di rappresentare quella che a me sembra la situazione effettuale delle banche oggi in una prospettiva di recessione annua.
    A me sembra che resti un fatto: le manovre della BCE non possono che essere manovre ‘finanziarie’ (di politica monetaria). Se ad esse non seguono manovre di politica fiscali, industriale, di bilancio, ecc., secondo me esse lasciano il tempo che trovano.
    Il Fiscal Compact va benissimo ma, a parte la necessità di farlo rispettare, richiede tempi di attuazione non brevi.
    Quanto all’immediato, per l’Italia, io penso che sarebbero necessarie dosi da cavallo di liberalizzazioni: è appena uscito in Italiano il libro di Boldrin-Levine, Abolire la proprietà intellettuale, Laterza (ebook €10,90), ove si raccontano i molteplici settori industriali, agrario. finanziario e di intrattenimento per i quali i brevetti hanno tentato di rallentare l’innovazione senza peraltro riuscirci.
    L’interesse generale cioè non sembra essere rappresentato dai brevetti, dal copyright, dalla difesa della ‘scoperta’; al contrario, sono coloro che creano idee per mezzo di idee a fungere da volano per l’interesse generale.

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    • Inviato marzo 2, 2012 alle 5:54 pm | Permalink | Rispondi

      Sono assolutamente d’accordo. Sembra proprio che le misure poste in essere dalla BCE classificate come “fuori dall’ordinario” stiano diventando quantomai ordinarie. Pare sensato pensare ad una progressiva revisione dei suoi poteri: sarebbe forse opportuno un allargamento delle competenze e magari l’affiancamento a nuovi organismi di controllo centrale (magari in materia fiscale), che potrebbero portare apprezzabili risultati in termini di efficacia.

      Naturalmente uno scenario di questo tipo richiederebbe il contributo di un’Italia più aggiornata e meno “ferma”: le liberalizzazioni potrebbero renderla più presentabile ad un panorama economico europeo sempre più integrato.

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  2. Inviato marzo 2, 2012 alle 1:52 pm | Permalink | Rispondi

    Il fatto che le contingenze ostacolino (invece che agevolare) l’inversione di rotta rispetto alla stretta del credito ci conduce a dover fare i conti con un periodo storico senza precedenti. Viene naturale allora chiedersi per quanto tempo la scelta tra investimenti in Btp/10y ed il prestito alle imprese possa continuare ad essere così antitetica ed esclusiva e (soprattutto) in quale misura. Per quanto tempo le manovre che ambiscono ad essere sostegno ‘reale’ continueranno ad essere relegate al rango ‘finanziario’?
    I leader europei hanno da poco firmato il Fiscal Compact che va a consolidare un orientamento rigoroso nei confronti dei bilanci pubblici, che però non sembra dare risposte concrete agli interrogativi sulla crescita.
    Questo il documento: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Economia/2012/03/testo-patto-bilancio-ue.pdf?uuid=51ad3648-644a-11e1-a536-65a26f49768d .

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