Credit crunch: riassunto veloce di un’altra parola di moda.

Raoul Minetti, prof. all’Uni. del Michigan, illustra i possibili effetti del credit crunch in Italia (vedi).

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3 commenti

  1. Inviato febbraio 26, 2012 alle 1:24 pm | Permalink | Rispondi

    La conoscenza dell’universo imprese non finanziarie è limitata dalla scarsezza di informazioni cui si sopperisce come possibile: http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-hanno-reagito-le-imprese-italiane-alla-crisi/

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  2. Inviato febbraio 25, 2012 alle 7:41 pm | Permalink | Rispondi

    Tutti se lo chiedono da decenni ma il risultato è che le PMI vanno bene così. Se ora si cambia opinione, sono le imprese che devono ingrandirsi, cioè che devono immettere mezzi propri.
    Non è detto che vi sia un rapporto causa-effetto con la globalizzazione: dipende dai settori e dalla qualità italiana che spesso resta insuperabile.
    Il settore finanziario ha subito notevoli scossoni negli ultimi vent’anni: ora sarebbe necessaria un’ulteriore iniezione di competitività. Penso che andrebbe perseguita dal lato dei costi e, fra questi, dei costi del personale che ammonta circa il 70%. Da un lato, l’home-banking generalizzato ha reso superflue diverse funzioni basilari; dall’altro si dovrebbe migliorare la relazione fra responsabilità e remunerazioni manageriali. Se non se ne occupano le banche, se ne occuperà il mercato abbattendo gli utili e quindi i dividendi.
    Invece non sono d’accordo sulla banca universale vs banca commerciale: memori della crisi e avendo impedito a Barclays di salvare Lehman, le autorità britanniche stanno ripensando a reintrodurre la distinzione fra le due categorie di banche.
    Oggi, nella Borsa Italiana (che però è stata venduta alla Borsa londinese) i prezzi sono talmente bassi che chiunque può comprare. Forse è il rischio Italia a contrapporsi a prezzi così bassi.

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  3. lucaborella
    Inviato febbraio 23, 2012 alle 10:42 pm | Permalink | Rispondi

    C’è da chiedersi se il sistema produttivo italiano, basato sulle pmi, sia ancora un vanto o oramai uno svantaggio, davanti all’odierna globalizzazione.
    Sicuramente rimane il bisogno di ristrutturare l’industria finanziaria italiana rendendola più efficiente ed efficace: la Borsa Italiana è una delle borse valori con il rapporto capitalizzazione/PIL più basso in Europa.
    Probabilmente, in questo modo si riuscirebbe ad attrarre investitori internazionali, con avversione al rischio e requisiti patrimoniali sicuramente diversi da quello delle banche commerciali, in grado di finanziare anche i progetti più rischiosi.

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