Le responsabilità dell'Italia rispetto all'Euro

Jonathan Gray (The Open Knowledge Foundation) regala questo bellissimo grafico che illustra la variazione dei debiti pubblici in rapporto al PIL dei Paesi dell'Eurozona dal 2000 al 2010.

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Si può notare come nel 2000, fra i Paesi UEM, il Belgio, la Grecia e l'Italia, fossero attestati su di un rapporto ben al di sopra della previsone del Trattato di Maastricht (60%): l'accesso alla moneta unica venne consentito purché i tre Paesi dimostrassero un trend di rientro verso un rapporto del 60%.
Invece, solo il Belgio nel decennio ridusse il rapporto di oltre 10 punti, la Grecia lo aumentò di oltre 40 punti e l'Italia di almeno 9 punti percentuali.
Anche Germania, Francia, Spagna e Portogallo aumentarono di molto il rapporto ma non giunsero mai al livello minimo di parteza consentito all'Italia (circa 110%).
Da notare poi che Portogallo e Irlanda subirono un attacco della speculazione in prossimità di un rapporto del 95-95% e la Grecia ben oltre quel livello: la ridotta forza economica di questi Paesi, probabilmente  fu alla base dell'attacco degli speculatori.
I quali, vista la tiepida reazione degli altri partner europei, si sono più recentemente rivolti ad altri soggetti (Italia e Belgio), cercando di lucrare sullo spread rispetto ai bund.
Ora sembra che le cinque banche centrali più importanti (BCE, FED, Canada, Svizzera e Giappone) si siano rese conto che un tracollo dell'euro non è conveniente per nessuno e il 30 novembre scorso hanno sottoscritto un provvedimento congiunto volto a contrastare la speculazione verso l'euro (realizzata tramite la speculazione sui titoli di Stato italiani).
I mercati ne hanno preso atto rapidamente e gli effetti si sono visti.
E' probabile si tratti però di effetti temporanei: solo un deciso risanamento dei conti italiani può garantire la sopravvivenza dell'euro e la ripresa del controllo dell'inflazione da parte della BCE.
In caso contrario, le responsabilità italiane, ancorché mitigate dalle asperità di chi non vuole pagare i nostri conti, sarebbero notevoli. Non oso pensare a cosa accadrebbe nel nostro Paese a seguito di un tracollo dell'euro.

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Un commento

  1. anonimo
    Inviato dicembre 4, 2011 alle 5:03 pm | Permalink | Rispondi

    Una moneta e tanti "vasi non comunicanti" ( i paessi dell'Euroarea) per fattori di produzioni è di per se stessa una bomba ad orologeria. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Responsabili le classi politiche , come quella italica, che, fingendo (o forse no: cioè lo hanno fatto per imbecillità) che l'equiparazione dei tassi d'interesse sul debito sovrano fosse un dato invece che un'illusione monetario/fiscale, ci hanno cacciato nei guai. Altro che fallimento dei mercati, come ancora si raccontano. Ecco la ragione della loro neutralizzazione, certo parziale, col governo Monti. Come pure il tentativo della Lega, per fuggire le responsabilità di governo, di portatre il Nord con la secessione alla guerra civile. A parte, nel caso specifico,  la nostalgia per il Generale Bava Beccaris, resta la necessità di una manovra fiscale credibile. Con un dubbio. Questo: se la Germania non reflaziona (ipotesi Krugmann) resta il ragionevole dubbio che i conti in ordine in periferia possano bastare. credo di no.
    Infine, se passerà la nottata con l'aiuto della "Draghi money", piuttosto che ricorrere ad accelerazioni europeiste – col rischio di costruire l'Yugoslavia – sarà meglio ad imparare a vivere politicamente da "separati in casa (l'euro). Difficile, ma possibile. Anche perchè il resto è tutto peggio.
    Moros 

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