Sempre sul debito pubblico 2008-2011

Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, riprende sul FT dell'11 ottobre scorso l'idea della configurazione di 'debito pubblico allargato' o aggregato: a parte il fatto che, oggi, l'unica configurazione che conta è quella di debito pubblcio tout court, continuare ad ipotizzarne una configurazione allargata senza affrontare il tema della libertà di adesione ad una inziativa del genere appare fuorviante.

Sommare algebricamente, infatti, debito pubblico italiano ad attivo finanziario privato (cioè a mani delle Famiglie), significa ipotizzare che sia possibile ricorrere ad un consolidamento, palese o surrettizio, di almeno una parte del rischio Italia a mani dei privati.

Se già nell'estate 2007 (crisi statunitense dei mutui subprime) era ingenuo sostenere che andava tutto bene e che l'Italia se la sarebbe cavata, ora dovrebbe essere chiaro che l'acqua è arrivata alla gola: i tre anni perduti distribuendo a piene mani iliusioni e lanciando stelle filanti, andrebbero ora recuperati in tempi rapidi e con politcihe ferree. Con questa montagna di debiti, dobbiamo sperare in politiche a costo zero e quindi a politiche di riduzione di spesa (a cominciare dalla politica in senso lato) e ad interenti di liberalizzazione, costosi per le corporazioni ma non per il Paese i cui giovani trarrebbero benefici potendosi cimentare direttamente sui mercati.

   Fra una pantomima e l'altra, nel frattempo il debito pubblico italiano continua ad aumentare (v. Banca d'Italia, Supplemento al Bollettino Statistico n. 51): sempre ad un tasso decresscente, è vero. Ma dobbiamo continuare a chiederci se sia davvero possibile permetterci questi lenti tassi di decremento. Come se lo stellone italiano fosse in grado di proteggerci dagli eventi dentro i quali ci troviamo immersi.
   

Dpub

2008-2010

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Un commento

  1. anonimo
    Inviato ottobre 17, 2011 alle 10:03 am | Permalink | Rispondi

    Pensare ancora di mettere insieme il valore del debito pubblico italiano ed il valore delle attività finanziarie delle famiglie è una furberia tipica di chi, non rischiando nulla sul piano economico personale, propone ingenuità di fronte ad una realtà complessiva di cui non si rende conto minimamente, Chi si illude di  giustificare  il suo lauto stipendio di bancario pensante,con tali riflessioni, dimostra il timore profondo di essere consapevole dei cambiamenti sostanziali in corso. FT ha appena dato notizia del fatto che esponenti del governo cinese hanno avviato contatti diretti con la BCE e con alcuni Commissari UE per illustrare il contributo che la Repubblica Popolare Cinese è disposta a dare per salvare l'Euro. Essa ha interesse ad evitare la scomparsa di questa moneta per disporre di uno strumento alternativo di ricerva complementare al dollaro ed ad altre monete minori. La Cina è disposta ad acquisire ed a coprire i debiti pubblici di Grecia, Spagna ed Italia. A fronte di tale salvataggio definitivo dell'Euro, gli esponenti del Governo cinese indicano, in grandi linee, quali tipi di attività pubblche (e private) dovrebbero essere date in cambio. Nel caso della Grecia, ad esempio, i cinesi hanno indicato la cessione di società greche che gestiscono l'Aeroporto di Atene, il porto della città, gli aeroporti ed i porti  porti minori (Salonicco, ecc.) del paese. I cinesi hanno immesso nell'elenco anche la cessione dell'Ente greco che gestisce il Turismo nazionale, ecc. Di fatto, i cinesi hanno chiesto la proprietà ed il controllo delle strutture connesse con il traffico ferroviario, aereo, marittimo e su ruota del paese. Ovviamente, i cinesi hanno messo nell'elenco anche la quota di controllo delle tre banche principali greche appena loro avranno provveduto alla ricapitalizzazione. Tutto questo in cambio del ripianamento in cinque anni del debito pubblico greco. I cinesi hanno predisposto elenchi simili, ma più sostanziosi, a fronte della loro azione a tutela del debito pubblico della Spagna e ..dell'Italia. Nel nostro caso, oltre ad aeroporti, porti, ferrovie ed autostrade, sarebbero presenti anche richieste dei pacchetti di controllo del capitale delle principali istituzioni fondazioni pubbliche museali e teatrali. Non mancano, ovviamente, le richieste per il controllo di banche e compagnie di assicurazione. Auguriamo al nostro impiegato bancario di non dover mai proporre le sue riflessioni strategiche ad un Consiglio di Amministrazione di Unicredit composto per lo più da manager cinesi. Se dovesse accadere questo, forse egli rimpiangerà di non avere colto in tempo, una delle ultime "finestre" che la sua banca, come le altre, continuano (imperterrite) ad offrire ai propri dipendenti per incentivarli verso il pensionamento anticipato. I cinesi di certo elimineranno anche questo benefit…. 

    GianMario Raggetti 

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