Ancora un confronto fra crisi

Dopo circa un anno Doug Short aggiorna i suoi grafici sul confronto fra quattro crisi: il grafico illustra l'andamento del Dow-Jones e dello S&P 500, in termini nominali:

4 crisi
e in termini reali:

4rIl grafico è agggiornato all'8 agosto 2011, nonostante il titolo della tabella riporti l'indicazione (2007-09).

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6 commenti

  1. anonimo
    Inviato agosto 19, 2011 alle 6:33 pm | Permalink | Rispondi

    Professor Paolo carissimo,
    condivido pienamente, come sempre, la tua acuta analisi e le tue considerazioni, come potrai verificare anche da quanto ti ho scritto privatamente con il conforto delle cifre e dei dati statistici che a fatica riesco a procurarmi con ricerche private. Cifre e dati statistici dei quali praticamente non c'è traccia nei nostri media di largo (si fa per dire) consumo, nè tanto meno nel dibattito politico e parlamentare che da anni ha purtroppo troppi protagonisti ignoranti o ciarlatani. O forse semplicemente ipocriti.
    A fronte di un debito pubblico che è ormai voragine senza fondo e senza controllo, è ben vero che la misura prima ed indilazionabile è tagliare i costi e ricominciare a spendere soltanto ciò che si incassa, secondo gli antichi insegnamenti del buon padre di famiglia. Ma ognuno in cuor suo ben sa trattarsi di "vaste programme", come arguatamente rispose nel 1947 il gen. De Gaulle, il giorno del suo primo ritiro a vita privata, a quel suo sostenitore che gli andava urlando "A morte gli imbecilli!".
    Come giustamente anche tu annoti, dobbiamo sempre fare i conti – in Occidente,almeno – con la democrazia, ovvero con un regime di governo fondato sul consenso popolare ed elettorale, ovvero su quello che è sempre (al di là di ogni stupidaggine retorica ed ipocrita) un voto di scambio.
    E dunque sempre altrove si deve tagliare, e sempre a mio favore si deve spendere.
    E' ben vero che resta ancora di attualità la celebre definizione di Wiston Churchill, secondo il quale "la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora", ma è anche vero che, per tornare al gen. De Gaulle e restare dunque sempre al tavolo dei padri della democrazia europea novecentesca, può tornare utile ricordare – in queste ore di convulse e inani consultazioni tra i potenti sulla crisi – che alla moglie di Churchill che ai margini delle trattative post belliche implorava il generale francese di non odiare gli amici più di quanto odiasse i nemici, il mito della Francia liberata rispose seccamente: "Madame, la Francia non ha amici ma solo interessi".
    Per tornare alla crisi ed al nostro debito ingentissimo e sovrano, tu opportunamente sottolinei l'impraticabilità "sociale" prima ancora che politica  di ogni ulteriore inasprimento fiscale per due fondamentali ragioni: il livello del prelievo da noi è già ai limiti dell'umana esondazione, e i soggetti che lo subiscono correttamente sono una percentuale ancora modesta a fronte di quella degli evasori conclamati.
    Dunque non resta che la strada delle dismissioni del patrimonio pubblico e di un intervento sul versante della previdenza e delle pensioni in particolare, anche considerata la dinamica demografica che a dar retta ai tuoi colleghi specialisti registrerà già nel 2015 (cioè dopodomani) nell'intera Europa un saldo negativo, ovvero più morti che nati.
    C'è, al margine delle nostre concordi opinioni, un giudizio politico che non posso tacere: è responsabilità gravissima – al limite della colpa – per l'intera classe politica (ma anche la cosiddetta "società civile") non aver provveduto a queste dismissioni – proprio nella piena consapevolezza dell' enorme entità del debito pubblico – in tempi migliori, cioè ben prima dell'esplosione del crisi economica epocale. Governare e amministrare ha sempre significato e imposto di agire oggi per domani! Vendere ora in tempi di vacche esangui e con l'acqua oltre la gola, mi insegni, significa – ahimè -purtroppo svendere se non proprio regalare.
    Dismissioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e intervento sulle pensioni comunque restano anche per me le misure prioritarie e urgentissime per immediata e concreta efficacia, a corollario delle quali si possono affiancare altri interventi essenziali sui quali pure tu concordi ma destinati ad avere effetti – pur sempre auspicabili – più in là del tempo delle pene.
    Rubo ancora un po' di spazio per qualche riflessione sul tema della "crescita", attorno alla quale in troppi cianciano per ipocrisia, ignoranza o volgari interessi di bottega, reclamando imprecisate "misure" per uscire dalla crisi con il "dibbattito", senza pagare dazio e miracolosamente rilanciare lo "sviluppo".
    Forse mi sbaglio, ma all'origine dell'economia di mercato ci sono gli investimenti fondati sostanzialmente sulla raccolta del risparmio attraverso il sistema creditizio ed il mercato azionario ed obbligazionario. Sono sempre i cittadini risparmiatori virtuosi che alimentano la raccolta bancaria e la collocazione delle azioni e delle obbligazioni, investendo con fiducia quel poco o tanto che gli rimane in tasca dopo il salasso del fisco e le spese del vivere quotidiano. La collocazione dei sudati risparmi in queste canali che sono il volano (ovvero il combustibile primo dello sviluppo) dell'economia di mercato è sempre operazione di fiducia, ma soprattutto operazione a rischio, premiata o castigata dalle regole del mercato e dalle pattuizioni originarie in termini di rischio e remunerazione. 
    Come si pensi di violare e scoraggiare attraverso prelievi fiscali esosi e punitivi questa operazione nella sua essenza "virtuosa" per "rilanciare" la crescita e lo sviluppo qualche santone me lo deve ancora spiegare.
    Tutto questo cianciare sulle "rendite finanziarie" da colpire in anni  in cui borsa, fondi di investimento, mercato obbligazionario, ecc. ecc, hanno avuto l'andamento che sappiamo mi pare francamente una bestemmia. Tanto più che tutti concordano essere la fiducia dei risparmiatori il primissimo elemento da ricostruire e riconquistare.
    Ma,dicono, non vanno colpiti i piccoli risparmiatori, vanno colpiti i grandi speculatori…E chi, di grazia, Goldman Sachs & C.? No,dicono, quelli che hanno depositi di oltre 100 mila euri…ovvero coloro che se hanno questi depositi in chiaro nelle banche italiane significa che per loro meriti e qualità hanno avuto alte responsabilità con adeguate e regolari retribuzioni sulle quali negli anni hanno già subito un prelievo fiscale reale ben superiore al 50 per cento e  di quel che gli è rimasto hanno cercato di far risparmio corretto e prudente (da formiche e non cicale) per garantirsi un futuro senza patemi e senza bisogno, anche in caso di malaugurate disgrazie, dell'aiuto dello Stato o della Caritas.  
    Acquistando azioni e obbligazioni hanno preso qualche doloroso bidone (le famose regole del gioco!) ed hanno finanziato e sostenuto lo sviluppo delle imprese e l'occupazione. Ma, dicono,  hanno anche guadagnato qualche liretta…e allora giù la scure del fisco, in armonia con l'Europa, s'intende. Ma di grazia, in quale piazza d'Europa i risparmiatori puliti e trasparenti hanno subito la rapina di crac come quelli della Parmalat, della Cirio e via discorrendo?
    Concludo ricordando d'aver letto di recente di uno studio di un'equipe dell'università di Harvard guidata da un noto economista nel quale sono riportate le conclusioni di una comparazione compiuta sui dati disponibili di un arco temporale di ben duecento anni relativi agli stati del pianeta aventi un minimo d'economia industriale. Ebbene, tale studio evidenzia – se male non ho letto o ricordo – che in alcun Paese avente un debito pubblico superiore al 90 per cento del Pil si è mai registrata crescita economica annuale superiore all'uno per cento.
    Questo studio forse il professor Tremonti l'ha avuto presente quando in una recentissima pubblica occasione, presente il governatore Draghi, ha dichiarato ai banchieri, nel silenzio generale, che la prima ed essenziale misura per ogni governo al fine di creare le premesse per rilanciare la crescita è di abbattere il debito pubblico. Abbattere, credo, nel senso letterale del dizionario Devoto-Oli: "gettar giù, mandare a terra d'un colpo".

    O abbattiamo, e subito, il debito, o sarà il debito ad abbattere noi, verrebbe banalmente da concludere se non avessimo alle spalle una lunghissima (e tragica) stagione di reincarnati Cagliostri  che si sono industriati – ben remunerati, pare – ad abbattere debiti con altri debiti.

    Complimenti ancora, professor Paolo Biffis, grazie e buon lavoro.
    Tuo Gianfranco Trombetta

      

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  2. Inviato agosto 19, 2011 alle 4:57 pm | Permalink | Rispondi

    Gentile Stefano,
    tutto è possibile ma soprattutto che 'si verifica una rimozione di tutte quelle componenti che non passano attraverso il pensiero consapevole'.
    Scomodare le tempeste solari, però, mi sembra un po' eccessivo: vi sono segnali evidenti della cialtroneria umana che mi sembrano più che sufficienti ad individuare motivazioni plausibili.
    Ed è proprio a partire da comportamenti cialtromeschi che gli operatori cercano di guadagnare, comprando e/o vendendo.
    Cmq, io sono di parte: non credo negli oroscopi.

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  3. Inviato agosto 19, 2011 alle 1:35 pm | Permalink | Rispondi

    http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_agosto_14/tempeste-solari-influenza-borse-disordini_7c57fa24-c691-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml

    in tema di caduta libera delle borse, vorrei segnalare questo articolo e lo studio allegato.
    In un contesto laddove le aspettative sono tutt'altro che positive, risulta evidente attribuire a queste cause (debito,politiche…) il comportamento dei mercati. Tuttavia, a mio avviso, questa è solo una piccola parte di quella che dovrebbe essere l'analisi globale della situazione.
    Purtroppo le influenze sui processi decisionali, citati nell'articolo, sfuggono al nostro controllo, e questo rende ancora più difficile una loro completa comprensione, ma cosa ancor più grave, è che si verifica una rimozione di tutte quelle componenti che non passano attraverso il pensiero consapevole,ovvero rifiutiamo l'idea di non essere padroni a casa nostra.
    Al di la della validità o meno di certi studi, credo sia necessario non perdere di vista la situazione nel suo complesso, per quanto tuttavia un approccio di questo tipo sia lento e complesso.

    Stefano

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  4. Inviato agosto 19, 2011 alle 12:52 pm | Permalink | Rispondi

    Gentile Mattia ho lasciato a metà la risposta di ieri.

    Sul taglio dei costi: dovremmo tagliare i costi per interessi sul debito pubblico, diminuendolo. In caso contrario i soldi pubblici per disegnare vie maestre, che già non ci sono, non ci saranno e diminuiranno sempre.

    Sull'economia reale vs l'economia finanziaria: fino ad un determinato momento il driver principale dell'economia è stata la sua parte reale (quella hard: beni reali e servizi collegati); poi, ad un determinato momento, il driver principale è stata la sua parte finanziaria (quella soft: i debiti, o promesse di pagamento, che hanno dato luogo alla 'finanza strutturata', cioè a costruzioni di debiti, su debiti precedenti).

    Penso, ma non sono sicuro, che il passaggio clou sia stato l'abbandono della relazione $/oro, ancorché precaria, cui è seguita la forte infazione successiva (vedere uno dei grafici recentemente qui postati e inviatomi gentilmente da Doug Short) e la crescita dei debiti pubblci presso tutti i Paesi occidentali.

    Non si può trascurare poi l'enorme sviluppo delle discipline matematico-statistiche applicate all'economia, le quali hanno potuto avvalersi delle enormi capacità di calcolo degli attuali elaboratori elettronici, oltre che dell'enorme messe di informazioni disponibili e della loro diffusione.

    Dobbiamo dunque fare i conti con questi fenomeni che connotano pesantemete il nostro tempo. Per passare ad altri ambienti, pensiamo ai benefici apportati alla medicina da queste innovazioni oppure pensiamo che mentre solo 40 anni fa il driver pricipale dell'industria auomobilistica  era il lavoro mentre ora è l'innovazione (che però si fanno in Cina e in India).

    A me sembra, dunque, che un ritorno all'economia 'reale' contrapposta ad un'economia 'finanziaria' non sia proponibile né tanto meno governabile: l'economia nel suo complesso mi appare più forte sia della Politica sia del Diritto che intervengono sempre quando i buoi sono scappati da tempo.

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  5. Inviato agosto 18, 2011 alle 5:39 pm | Permalink | Rispondi

    Gentile Mattia,
    i motivi per cui le borse sono in caduta libera risiedono nelle aspettative degli operatori sul futuro prossimo, nonostante per 15gg siano state sospese le contrattazioni scoperte al ribasso. L’Italia ha maggiori problemi xké ha un debito mostruoso.

    Bisognerebbe ridurlo, il che si può fare in due modi: tagliando la spesa o aumentando le tasse o combinando i due interventi.

    L’aumento delle tasse (IRPEF, IVA, accise, ecc.) si innesta in una pressione già molto elevata e nn sarebbe consigliabile. Si potrebbe tagliare la spesa: ma quale? Province, politica, ecc., ma sono progetti a lungo termine.

    A me sembra che si dovrebbero mettere sul mercato consistenti quote di capitale di aziende a controllo pubblico ed elevare l’età pensionabile.

    Il mercato della politica però nn consente nulla, nemmeno a medio termine. Così si prenderanno un po’ di soldi dalle tasche di chi paga già le tasse, in quanto nn sono in grado di sfuggire.

    In queste condizioni nn possiamo sperare che le aspettative si modifichino.

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  6. anonimo
    Inviato agosto 18, 2011 alle 4:23 pm | Permalink | Rispondi

    mi permetto di porre un quesito, spero di non uscire dal tema. in questi giorni, mi sono sempre più chiesto il perchè di questo continuo crollo dei listini, la borsa italiana in caduta libera ecc… gli organi di informazione (ma è ormai appurato da tempo) forniscono informazioni deviate, talvolta sembra che con i nuovi decreti del governo ci sarà una ripresa dell'economia e staremo meglio tutti. Beh io penso che tagliare i costi non sia un'idea lungimirante, qualunque imprenditore accorto e orientato al lungo periodo dubito agirebbe come primo passo al taglio dei costi, ma bensì ridisegnerebbe la via maestra da seguire, programmando qualcosa dando vita a nuove idee. Questo non è quello che vedo. vedo solo un sarto che si trova a dover rattoppare un paio di jeans, ed ogni volta che prova ad indossarli si rompono in qualche altro punto. Forse il sistema che abbiamo conosciuto in questi ultmi anni è finito, si è tirato troppo avanti basando la ricchezza su nulla di reale, su promesse di pagamento. E' forse giunta l'ora di creare un sistema economico diverso, che premia coloro che creano ricchezza reale, ideando beni che veramente migliorano la qualità della vita, che realmente servono all'uomo, un sistema di imprese che concorrono a fare innovazione e non a tagliare i costi in ricerca e sviluppo, a precarizzare tutto (compreso il posto di lavoro dei più deboli) ed aumentare i propri profitti in borsa. a mio modesto parere è necessario che la finanza sia uno strumento dell'economia e non che sia l'economia. Ma quale azienda può avere futuro tagliando gli investimenti e pensando di creare valore solo in borsa?
    Saluti.
    Mattia

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