La spesa pubblica in Italia 2002-2008

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Per avere un'idea della spesa pubblica italiana dal 2002 al 2008, e successivamente cresciuta, clic sull'immagine: la spesa pubblica andrebbe tagliata per evitare l'aumento della tassazione.
In realtà, accadrà che si taglierà un poco e si aumenteranno ancora di un poco le tasse per far quadrare (si spera) i conti pubblici italiani.
La terza variabile, liberalizzare un po' l'economia, non sembra all'odg nonostante i proclami…

Screen shot 2011-06-21 at 6.11.52 PMCliccando sull'immagine si ha un'idea abbastanza precisa dell'andamento della spesa pubblica in Italia (2002-2008): è possibile individuare l'andamento delle spese in funzione dell'ammontare totale, oppure ripartite per abitante oltre che per diverse aree funzionali (Acqua, Difesa, Istruzione, Sanità, ecc.), per singola Regione e per l'intero territorio nazionale.

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4 commenti

  1. Inviato luglio 15, 2011 alle 5:13 pm | Permalink | Rispondi

    D'accordo.
    Il punto è che in Italia ancora non si è liberalizzato nulla perché, credo, la questione viene sempre trattata ideologicamente: cioè, siccome non si debbono privatizzare né la sanità né i settori 'strategici', non si privatizza nulla.
    Io penso che si dovrebbe trovare un maggiore equlibrio fra interventi dello Stato e del mercato: dato che in Italia vi è solo Stato, bisognerebbe cominciare ad elencare dove esso sia essenziale, lasciando il resto al mercato. E quindi individuare da dove lo Stato dovrebbe ritirarsi.
    Ma di questo non si parla mai, anzi.
    Il risultato è che oggi abbiamo al governo la 'destra', che tradizionalmente dovrebbe essere a favore del mercato, e all'opposizione la 'sinistra', che tradizionalmente dovrebbe essere a favore dello Stato.
    In Italia, invece, entrambi gli schieramenti sono sempre e solo a favore dello Stato.
    Non si hanno dunque due parti politiche dilatticamente contrapposte su due obiettivi diversi, ma due parti che insistono sul il medesimo obiettivo e che si differenzano sulla spartizione delle aspettative del popolo sovrano, cioè sulla spartizione delle clientele.
    La qual cosa diventa rilevante perchè diventa un problema strategico per la sopravvivenza della Politica, cioè diventa un problema di rappresentanza degli interessi in gioco: se l'interesse in gioco è uno solo, non resta che assaltare la diligenza con qualsiasi arma e con qualsiasi esercito, anche di mercenari.

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  2. anonimo
    Inviato luglio 12, 2011 alle 5:17 pm | Permalink | Rispondi

    condivido, se invece vogliamo dare ai privati pure la sanità o altri settori "strategici" in quel caso mi permetto di dissentire

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  3. Inviato luglio 10, 2011 alle 11:34 am | Permalink | Rispondi

    I settori italiani meritevoli di interventi liberalizzatori sono molteplici: Alesina, Giavazzi, Monti e altri autorevoli economisti li hanno più volte elencati. Quelli de LaVoce e di noiseFromAmerika, pure.
    Si potrebbe cominciare dall’abolizione del valore legale dei titoli di studio (già praticato peraltro nel privato), dalla possibilità di vendere i farmaci da banco nei supermercati o dall’abolizione delle licenze per i taxi per finire abolendo gli albi professionali.
    Ma, ahinoi, siamo ben lontani dal Regno Unito.

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  4. anonimo
    Inviato giugno 28, 2011 alle 9:35 pm | Permalink | Rispondi

    quali settori crede sia bene liberalizzare? Mattia P.

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