Imposta patrimoniale e ristrutturazione del Debito pubblico

Vista l'impossibilità di ridurlo, la questione della ristrutturazione del Debito è stata posta del Ministro Tremonti, anche in sede comunitaria, quando tentò di far transitare la configurazione di debito pubblico allargato. La proposta è stata accolta così tiepidamente da far rinunciare ad insistervi.
Data la situazione (D/PIL = 120%), in dicembre G. Amato propose di chiedere un sacrificio tout court, pari a circa 10mila € a 1/3 della popolazione, <la parte più ricca del Paese>. La proposta prevedeva un'imposta patrimoniale tale da ridurre il Debito a circa l'80% del PIL.
In gennaio, W. Veltroni, nel suo discoro al Lingotto, ipotizzava invece un percorso e uno scambio: ridurre il debito all'80% del PIL entro il 2020 e, nel frattempo, mettere a posto i conti per chiedere al 10% più ricco del Paese, un sacrificio di imposta patrimoniale per tre anni tale da ridurre il Debito <in modo rapido>.
Successivamente, P. Capaldo sul Corriere della Sera sosteneva che la proposta Amato sarebbe stata insufficiente a raggiungere l'obiettivo e proponeva un'articolata soluzione per stemperare l'imposta patrimoniale nel tempo.
Infine, il Presidente Berlusconi, analogamente a Veltroni, ha più recentemente proposto uno scambio: nessuna patrimoniale a fronte della tanto attesa rivoluzione liberale da attuare subito.
Mi pare si possano fare le seguenti osservazioni:
1. Amato e Capaldo propongono di agire senza alcuno scambio e, probabilmente, senza indugio.
2. Berlusconi e Veltroni propongono uno scambio a credito: metto a posto i conti e, nel frattempo, impongo una patrimoniale ovvero faccio la rivoluzione liberale e non impongo alcuna patrimoniale;
3. Quest'ultima proposta, essendo uno scambio a credito. richiederebbe del credito da parte dei contraenti: ma questo credito non può essere accampato per diversi motivi, il principale dei quali risiede nelle aspettative nei confronti delle improbabili promesse (sistemazioni dei conti e rivoluzione liberale). Resterebbe soltanto la certezza dell'imposizione o della non imposizione della patrimoniale.
4. Per cui resta da accettare/rifiutare l'imposta e si torna così alla ipotesi Amato/Capaldo.
5. E' possibile discutere di imposta patrimoniale, dato il Debito attuale e l'esiguo tasso di crescita del PIL?
6. Purtroppo sì; anzi, bisogna discuterne per evitare che l'imposta si trasformi in un'altra bastonata al ceto medio (Di Vico, Corriere della Sera del 30 genn. scorso).
7. Ma chi discute di questo argomento è contro il popolo e se concluderà che si deve imporre una patrimoniale per ridurre il Debito, perderà le elezioni.

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9 commenti

  1. Inviato marzo 30, 2011 alle 1:25 pm | Permalink | Rispondi

    Il mio interlocutore dall'Osteria di Vico Palla ha visto giusto: ecco il qualcuno dall'altra parte (la CGIL) che propone una patrimoniale per i ricchi.
    La proposta non è ancora chiara (la leggo su Repubblica del 27 marzo a firma di R. Mania): sul sito del sindacato non la ho ancora trovata.

    Mattia P. spera che sia possibile cambiare il modo di governare.
    Io penso che per farlo, oggi, si dovrebbe cominciare dal (riqualificare) ridurre la spesa abolendo un po' di privilegi. Il che si potrebbe realizzare soltanto introducendo dosi massicce di 'mercato' laddove non è necesaria la sussidiarietà.

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  2. anonimo
    Inviato marzo 28, 2011 alle 8:43 pm | Permalink | Rispondi

    ritengo che il problema fiscale sia molto importante e che vada risolto. Ritengo inoltre che l'attuale classe dirigente non sia capace/abbia la reale voglia di cambiare qualcosa. Inutile prendersela con i giovani o con chi ha un ruolo privilegiato quando per esempio chi ci dovrebbe governare pensa a consolidare i propri affari/privilegi dimenticandosi che sono dei "dipendenti" alle dipendenze dello Stato (noi cittadini). Ci sono persone che hanno un ruolo politico da oltre 20 anni, e non hanno palesemente migliorato minimamente, neppure dato la percenzione, la qualità della vita della collettività. Trovatemi un'azienda in cui un dirigente sta al suo posto per 20 anni senza creare valore aggiunto… Quindi introdurre o togliere una tassa non ha senso se prima non si modifica il modo di governare. Mattia P. 

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  3. anonimo
    Inviato marzo 7, 2011 alle 9:44 am | Permalink | Rispondi

    Leggo con severo disappunto le osservazioni di GianMario per non averle sapute contestualizzare: appartengo ad una generazione nata dopo il 1960 che non ha avuto incarichi politci, che svolge quotidianamente una professione in cui sistematicamente chi è uomo ed ha più di 60 anni guadagna di più nonostante i meriti, che ha sempre pagato le tasse (troppe), che non sa se avrà una pensione, che osserva che la classe dirigente è fatta di vecchi saladamente ancorati alla propria poltrona.
    Si il problema è generazionale ma noi siamo vittime non attori!!
    Si cerchi il responsabile fra coloro che ci hanno preceduti…
    Io non voglio finanziare con i miei sacrifici una spesa pubblica fatta anche di festini, auto-blu, stipendi a persone che non producono valore aggiunto.
    Non si deve discutere di patrimoniale: si deve discutere di qualità della spesa.
    Suggerisco a GianMario di farsi spiegare da Paolo che il mondo non è bianco e non è nero: è grigio, ed appare rotondo solo se si vede dalla luna.
    Saluti a tutti.

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  4. anonimo
    Inviato marzo 6, 2011 alle 7:33 pm | Permalink | Rispondi

    Qualsiasi discorso sulla patrimoniale è un esercizio tecnico: politicamente e socialmente è del tutto inaccettabile; Berlusconi sta solo aspettando che qualcuno dell'altra parte faccia un minimo accenno alla patrimoniale per partire con la sua macchina di comunicazione (partito delle tasse, mani in tasca, etc.).
    Un paese che ha, contemporaneamente, la più alta pressione fiscale dell'europa e la più alta evasione come può permettersi di chiedere al 'popolo' una cosa simile?
    La questione non è tecnica (alla Capaldo), ma di volontà politica: chi si prende politicamente il cerino del risanamento dei conti dello stato? In questo senso, serve a poco invocare norme draconiane contro l'evasione (è in un commento); queste norme esistono già ma sono sostanzialmente disapplicate (vedi volontà politica).
    L'unica strada praticabile che vedo, per quanto difficilissima, è quella della riduzione della spesa corrente. C'è un motivo serio per cui dobbiamo fare la 'grande potenza', spendendo miliardi ogni anno per le nostre missioni militari all'estero? Se almeno avessimo una politica estera…! Manco quella. Tanto vale allora ritirarci  sulla nostra reale dimensione e cominciare a risparmiare sul bilancio della difesa (che non è solo il costo diretto delle missioni, ma il costo ben più importante di mantenere un esercito a quel livello). C'è un motivo per cui dobbiamo continuare ad avere una delle più alte spese sanitarie d'europa, quando poi una parte rilevante della popolazione si avvale delle cure private a pagamento?
    Potrei continuare, ma non serve. Il punto in cui credere è che un serio programma politico della opposizione trovi consenso sufficiente su questa linea e porti ad abbattere la spesa corrente di 3/4 punti sul PIL. Che è ciò che serve per un piano a lungo termine, credibile, di rientro dall'eccesso di debito e per liberare risorse per la crescita.
    Illusioni? Forse. Ma la patrimoniale, per favore, lasciamola a Capaldo!
    dall'Osteria di Vico Palla.

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  5. anonimo
    Inviato marzo 5, 2011 alle 11:21 am | Permalink | Rispondi

    Caro Paolo,
    ritengo che la ristrutturazione del Debito Pubblico sia un problema affrontabile con una logica di tipo generazionale. Le generazioni nate dopo il 1960 hanno contribuito, più di altre, alla composizione del Debito pubblico attuale: lo hanno fatto come ceto politico, come votanti del ceto  politico, oppure schierandosi come complici di questo ultimo per diffondere una spesa pubblica fallimentare. Sono quelle le generazioni che, per altro, hanno beneficiato ( e continuano a farlo) dell'enorme evasione fiscale. Si tratta, inoltre, di generazioni che hanno investito consapevolmente ed in modo gaudente i loro risparmi in titoli pubblici che hanno permesso di finanziare una spesa pubblica non produttiva di valore aggiunto. Si tratta di furbi che si sono sistemati e che hanno sistemato i loro figli nel sistema pubblico. In tal modo, queste generazioni hanno accumulato immobili ed investimenti finanziari notevoli  e che, oggi, maledicono uno Stato incapace di assicurare la sistemazione dei loro figli, o nipoti, bamboccioni! Chi appartiene a quelle generazioni si pone il problema di come fare a mantenere livello di vita elevati a tali progenie, ed ad affrontare spese sanitarie e di badantaggio crescenti con il crescere della loro età media: si aspettano che lo Stato non li tradisca! Non si rendono conto che lo Stato lo hanno ridotto in tal modo proprio con il loro comportamento furbesco negli anni passati. Quanti di quelle generazioni che hanno festeggiato l'andata in pensione a 45 anni? Quanti beneficiano di pensioni a cui non hanno contribuito se non i misura irrisoria? Quanti hanno avuto lauti stipenti in pubbliche amministrazioni senza avere prodotto alcun valore aggiunto?Quanti bancari si sono posti il problema della sproporzione dei loro stipendi, delle loro buonuscite, dei loro premi annuali di produzione, del livello delle loro pensioni, rispetto alla ricchezza da loro  mai prodotta? Quanti di loro hanno mai pensato di non avere mai rischiato il posto di lavoro solo perchè lo Stato (le banche pubbliche) hanno evitato il fallimento delle loro banche dissestate? Quanti imprenditori piccoli e medi, osannati ed amati anche dai politici locali e dai teorici delle PMI,  hanno ammesso di dovere il loro successo al non avere versato per anni gli oneri sociali ai propri operai ed evadendo allegramente le tasse, per poi scudare le ricchezze delocalizzate e certo non reinvestite nel rischio di impresa? Quanti professionisti, o commercianti, o altri furbetti,  hanno accumulato ricchezze imponendo al consumatore  il cambio di 1Euro a 1000 Lire, senza emettere fatture e scontrini fiscali ed in accordo con i politici di turno? Quanti politici, più o memo senza avvenire professionale si sono sistemati, con le loro corti , nei parlamenti nazionali, regionali, provinciali, comunali, e nei consigli delle aziende pubbliche, nella Aziende sanitarie ed ospedaliere…..? Quanti di loro hanno prodotto ricchezza a fronte dei redditi e degli schemi pensionistici che si autodeliberavano? La diagnosi, in chiave di comportamento generazionale potrebbe continuare sempre più impietosa e malinconica.
    La ristrutturazione del Debito pubblico, in questo senso, dovrebbe prevedere:

    a) una tassazione una tantum sulle disponibilità finanziaria, di varia natura, di coloro che rientrano nelle generazioni accennate;
    b)una tassazione, elevata ed  una tantum, sugl immobili e sui beni mobili registrati ( tranne sulla prima, ma solo se di sotto dei 150 metri e sulla auto – unica – di famiglia) acquistati nel corso degli ultimi 30 anni e nella disponibilità dei soggetti che rientrano  (mariti e mogli, figli senza reddito) nelle generazioni accennate (anche se  distribuiti con donazioni, od intestazioni a figliolanze , o parenti , etc.); 
    c)Potenziamento ed incentivazione degli accertamenti fiscali (la gran parte dei militari della Guardia di Finanza dovrebbe essere posta al servizio dell'Agenzia delle Entrate per i prossimi 10 anni) delle dichiarazioni di tutti coloro che rientrano nelle generazioni indicate.

    Sarebbe utile, anche, emanare:

    d) Norma che permetta di dedurre nella dichiarazione dei redditi ogni acquisto di beni e si servizi, documentato con scontrino e ricevuta fiscale.
    e) Norma che preveda, come pena accessoria, per il reato di evasione fiscale accertato, anche per quote minime, la perdita del diritto – per l'evasore e per i suoi familiari – a  continuare od ad intraprendere la professione che ha permesso l'evasione.
    f)Norma che preveda per l'evasore fiscale accertato la perdita del  diritto di avere gratuitamente i servizi pubblici per sé e per i suoi familiari (sanità, scuola, etc.) .
    g)Norma che introduca il principio per cui i servizi  della Sanità pubblica siano erogati gratutitamente a tutti ma solo se relativi a patologie non correlabili, in modo oggettivo, con il comportamento del paziente ( chi fuma e vuole curare il suo tumore al polmone lo farebbe pagando, chi chiede di essere curato per gli esiti di un incidente stradale provocato dalla sua guida in stato di ebrezza lo potrà fare ma a sue spese, e via dicendo.)
    Ovviamente, si può fare meglio e di più. ma per ora mi sono venute in mente queste idee.
    GianMario

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  6. Inviato marzo 4, 2011 alle 12:16 pm | Permalink | Rispondi

    In sostanza io penso che le proposte Amato e Pellegrino scontino il fatto che sia impossibile, nel breve termine, attuare uno scambio fra patrimoniale e liberalizzazioni: come è a tutti noto, le proposte Berlusconi-Tremonti in materia si sono dimostrate delle boutade; la proposta Veltroni scambia due faccende non chiare e in tempi diversi, pure non chiari.
    Posto che ci si dovrebbe occupare anzitutto del deficit e che sarebbe indispensabile ridurre il peso dello Stato nell'economia italiana, a me sembra che la dimensione del debito (119% x PIL), del deficit (circa 5% x PIL) e il trend di eccesso della spesa pubblica sulle entrate fiscali richiederebbero, nel breve termine, credibili e immediate manovre da 'rivoluzione liberale'.
    Ma basta assistere a qualche talk-show televisivo, ove penose giovanned'arco (absit iniuria verbis) berlusconiane difendono la trincea, ricordando che il Governo ha stanziato sommette qua e là, a favore di questo e di quest'altro ceto sociale.
    Mai una volta che si senta dire: 'abbiamo liberalizzato' qualcosa.
    Se questa bozza di analsi ha un fondamento, la proposta di una patrimoniale, per quanto odiosa, avrà seguito, continuerà ad aumentare la pressione fiscale – dato che il PIL cresce, se cresce, pochissimo – e colpirà il ceto medio.
    Assisteremo forse al gioco delle parti fra Tremonti e l'UE: 'non lo fo per piacer io ma per far piacere all'Euro…'

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  7. anonimo
    Inviato febbraio 7, 2011 alle 8:31 pm | Permalink | Rispondi

    Prendendo spunto dagli interventi di chi mi ha preceduto e ricordando quanto già accaduto in termini di prelievi straordinari (quello risalente ad inizio anni '90, ben diverso dai titoli della rendita italiana 5% emessi nel 1935…), riterrei doveroso evidenziare che l'imposta patrimoniale (a regime) è stato uno dei prelievi erariali sostituiti dall'IRAP.
    Da qualche anno a questa parte si parla di abolire l'IRAP!  Purtroppo, ritengo che l'ordinarietà e la straordinarietà della spesa dello Stato sia una mera esemplificazione contabile, in quanto la "cassa" di ogni manovra di bilancio e di ogni legge finanziaria proviene dall'INPS!
    Tuttavia non capisco come possa essere ipotizzabile, nell'attuale contesto socio-economico, in presenza di un debito pubblico elevato, del PIL che cresce a tassi infinitesimali e della spesa per interessi che ritengo crescerà in occasione dei prossimi rinnovi delle scadenze,  dare nuovo respiro alle manovre di bilancio dello stato, senza introdurre un nuovo prelievo o, in alternativa (ed è ciò che auspico), ridurre drasticamente e senza ulteriore indugio, ammesso che ciò sia realmente possibile, gli sprechi e l'eccessiva burocrazia che sta soffocando le imprese ed i cittadini. A mio avviso, l'ultimo ad occuparsi concretamente di semplificazione è stato Bassanini.
    Chiedo scusa se mi sono concesso alcune divagazioni…

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  8. anonimo
    Inviato febbraio 7, 2011 alle 9:09 am | Permalink | Rispondi

    Ma poi si capisce se questa patrimoniale sarà una tassa una tantum oppure una imposta che, una volta introdotta, farà per lungo tempo parte del nostro già complicato sistema fiscale? Cioè, questa entrata straordinaria che dovrebbe portare il rapporto tra debito pubblico/PIL sotto il 60% finanzierebbe spese ordinarie? Identico problema quando si parlò di vendere le riserve d'oro della Banca d'Italia…

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  9. anonimo
    Inviato febbraio 5, 2011 alle 1:38 pm | Permalink | Rispondi

    In materia sono pienamente d'accordo con il mio vecchio amico e maestro professor Francesco Forte.
    Preferisco comunque occupare il mio tempo a scrivere la guida del Parco Ungaretti.
    Al maestro e vecchio amico professor Paolo da Gianfranco Trombetta

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