NfA e i 100-200 economisti

Lo scorso 14 giugno è comparsa una lettera, firmata da 100 economisti (ora divenuti oltre il doppio), avente l'intento di segnalare che le politiche restrittive sono deleterie per la ripresa economica.
In NfA si è acceso un intenso dibattito (intitolato 7 contro 100) dal quale traggo il seguente post di M. Boldrin che mi sembra alquanto convincente:

<<…Se tuo fratello – invece di lavorare di più, consumare meno e usare i risparmi per pagare il debito della casa (in modo tale che quello che gleli ha prestati, i soldi, li riceva e consumi lui o li re-investa in altro progetto creando domanda da quel lato) – si indebitasse ulteriormente (con te o con il prestatore iniziale non fa differenza, tanto, per prestargli i soldi, dovete entrambi rinunciare a consumare riducendo la domanda e sperando di aver fatto un investimento …) per continuare a consumare quello che non produce …

Allora la sua domanda addizionale porterebbe te a … lavorare di più! Non ti piace? Funziona così: alla fin fine c'è qualcuno che lavora di più, come vedi!

Ma allora funziona, diranno alcuni!

No, non funziona, per tre ragioni:
1. Se fai i conti attentamente il consumo addizionale del tuo fratello, essendo finanziato da un prestito di quell'altro che ha ridotto il proprio consumo, mantiene inalterata la domanda aggregata. Detto altrimenti, il misterioso prestatore avrebbe potuto spendere direttamente lui quei soldi, comprando da te e facendoti lavorare di più. Non sarebbe cambiato nulla.
2. Il fratello a cui hanno prestato soldi ha scoperto di aver ancor più controllo su di te (e sul prestatore) di quanto pensava. Il prestatore perde ancor di più se tuo fratello decide di fare il furbo e tu stai già lavorando per lui. Insomma, è aumentato il rischio morale che, detto in due parole, vuol dire che tuo fratello vi tiene per i cosidetti
3. Infine, cruciale, con i soldi che guadagni lavorando di più, che fai? O ben te li fumi o ben provi a ripianare il debito che hai contratto per salvare il fratello. Se fai la prima cosa il debito aumenta sino al punto in cui il prestatore si convince che non gli restituirete mai i soldi e viene a riprendersi la casa. Se fai la seconda cosa e cominci a ripianare il debito originale, ci sono due conseguenze. Da un lato sparisce (sempre secondo la teoria di costoro che dice che il risparmio non crea domanda)  un tot di domanda tua, quindi qualcuno (magari tuo fratello stesso) ora non può più lavorare  (sia chiaro, uso le loro ipotesi, non le mie). Quindi siamo punto ed a capo. Dall'altro stai fungendo semplicemente da intermediario fra tuo fratello ed il prestatore iniziale. O, meglio, sei il sostituto: sei tu che lavori di più e consumi di meno, invece che lui!
4. Ma allora, si chiede lo spettatore ragionevole, non era sufficiente che il fratello si mettesse a lavorare e risparmiare da solo, restituendo il debito direttamente senza tutti 'sti casini? E, soprattutto, senza tirare in mezzo te creando il rischio morale (di fregare te) evidenziato poc'anzi?
5. Si, era sufficiente ed è quello che i maledetti reazionari come il sottoscritto sostengono occorra fare perché, come questo ragionamento mostra, non solo non c'è alcun magico moltiplicatore ma aumentare il debito aumenta il rischio morale per gli indebitati i quali più gli hai prestato più ti tengono per le famose appendici…>>.

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2 commenti

  1. Inviato agosto 31, 2010 alle 3:04 pm | Permalink | Rispondi

    Gentile KayserSose,mi scuso dell'estremo ritardo col quale rispondo all'interessante sollecitazione, ma ho felicemente ceduto alle tentazioni del periodo feriale.E' sicuramente possibile che vi siano errori concettuali nel post in discussione ma, secondo me, i singoli attori economici non sono parte di un 'sistema', nel senso di un sistema che reagisce e si aggiusta automaticamente. Può aggiustarsi, ma non credo automaticamente e, alla lunga, tutto si aggiusta…Mi pare che quanto più è complesso, quanto meno il sistema reagisce e si aggiusta istantanemente: penso che ciò accada anche nelle scienze dure.In economia, ove la trattazione sperimentale è di estrema difficoltà, la questione del debito mi appare molto ardua da trattare in termini sistemici, nel senso sopra richiamato.Io sostengo che il debito vive perché qualcuno (il creditore) lo compra.Il creditore però esige un premio al rischio e, infatti, lo iscrive nell'attivo del proprio bilancio, al presumibile valore di realizzo. Chi contrae il debito (il debitore) scrive invece, al passivo del proprio bilancio, il valore nominale del proprio debito, detenuto dal creditore.Quanto vale fra privati, vale grosso modo anche fra collettività: all'interno delle collettività, però, vi sono sempre dei gonzi che non chiedono un premio al rischio, che iscrivono in bilancio i crediti al valore nominale, ecc. In altre parole, vi sono sempre coloro che confidano che il debitore, alla scadenza, pagherà sempre e comunque. Ne sono talmente convinti che spesso rinnovano automaticamente e sistematicamente il credito al medesimo debitore.La sperimentazione insegna però due cose:— i debiti vengono sistematicamente rinnovati e difficilmente si estinguono;— il rinnovo avviene, di regola, pagando il solo premio al rischio piuttosto che anche la quota capitale.Il rinnovo, dunque, è la chiave di volta: e cioè, alla scadenza, il creditore riconsidera la misura del premio al rischio da richiedere al debitore mentre quest'ultimo cerca di allungare/accorciare la scadenza del nuovo debito in relazione alla misura del premio al rischio corrente sul mercato.Una misura di questo premio, ad esempio per il debito italiano, è il differenziale di rendimento fra debito pubblico italiano e tedesco.Ma i debiti servono per finanziare l'economia reale la quale deve guadagnarsi il premio al rischio richiesto per essere finanziata; in caso contario i debiti sono soltanto carta.

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  2. Inviato luglio 16, 2010 alle 12:43 am | Permalink | Rispondi

    C'è un errore concettuale nel suo discorso, che è quello di considerare i singoli attori economici come attori isolati, invece che come parti di un sistema. Il sistema economico di una nazione (entro certi limiti ha senso considerare una nazione come un sistema isolato) ha degli aspetti che non sono riconducibili ai singoli attori, sono le proprietà emergenti dei sistemi complessi, quelle caratteristiche che fanno affermare che il tutto è qualcosa di più, addirittura qualcosa di diverso dalla somma delel sue componenti.Un concetto emergente a cui tutti sono abituati è quello di temperatura: essa non è desumibile dalle caratteristiche degli atomi, essa emerge come caratteristica di un livello superiore. (Mi scuso se salto ad un'altra scienza, ma sotto alcuni aspetti la fisica ha una tradizione sperimentale superiore all'economia, a volte pretende di essere la regina delle scienze).Allora può capitare che un sistema economico complesso funzioni meglio stimolando il debito, può apparire paradossale, ma già Keynes aveva dato delle evidenze empiriche notevoli.Per dare degli esempi pratici, vale sempre la pena di rileggere "A fate worse than debt" di Susan George, dove viene spiegato molto bene come un Paese può essere strozzato con il debito.A parte questo, il fatto di essere innovatori o reazionari non mi appare pertinente.

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