Debito pubblico italiano e RUEF 2010

RUEF10

La Tabella riassume i dati della RUEF 2010 pubblicata dal MEF il 6 maggio scorso.

Si possono osservare i seguenti elementi:
— il rapporto debito/PIL, in crescita dal 2007, dovrebbe toccare il massimo nel corso del 2010 per poi iniziare una lenta discesa;
— il rapporto deficit/PIL dovrebbe avere già toccato la sua punta massima nel 2009 e dovrebbe iniziare a scendere a partire dall'anno in corso;
— il tasso di diminuzione del PIL dovrebbe avere raggiunto il massimo nel 2009 e dovrebbe cominciare a crescere nel 2010.
— l'impennata dei valori del 2009 rispetto al 2008 è sicuramente ascrivibile alla grave crisi in corso che non poteva non riguardare anche il nostro Paese;
— relativamente alla crescita del PIL e al deficit le previsioni si sono dimostrate errate (-4.2 vs -5.0, pari a circa il 20%, e -4.6 vs -5.3, pari a circa il 15%);
— relativamente al debito/PIL, l'errore è di gran lunga più ridotto (poco meno dello 0,7%): evidentemente il rapporto è stato posto sotto attenta osservazione in modo da contenerne l'aumento;
— il contenimento appena accennato è avvenuto in presenza di una diminuzione del PIL più accentuata di quanto previsto per cui lo sforzo di contenimento è stato notevole;
— tale sforzo era dovuto e necessario dato il 'deficit eccessivo' italiano si innesta su di un rapporto debito/PIL molto elevato, a differenza di quanto accade negli altri Pesi europei che possono permettersi, proprio per questo, deficit eccessivi temporaneamente più elevati dei nostri.

Cosa attendersi?
Il rispetto dei vincoli imposti dal Trattato di Maastricht è sempre stato disatteso.
La conseguenza è stata che i mercati si sono inseriti, speculando sul debito in essere dei Paesi più deboli per costringerli a pagare un premio al rischio sempre più elevato per poter rinnovare i loro debiti in scadenza. Questo divario si osserva confrontando il tasso di remunerazione dei titoli germanici.
Per ridurre questo divario, sarebbe necessario adottare politiche di contenimento della spesa pubblica o politiche fiscali più aggressive.
Questa seconda strada sembra preclusa all'Italia perché sembra richiedere tempi biblici che oggi non sembrano più accettabili.
Le politiche di contenimento della spesa, peraltro, difficilmente possono concretizzarsi in una riduzione tout court, pena il pericolo di una recessione.
Esse dovrebbero invece concretizzarsi in politiche di ricomposizione della spesa; ma queste ultime non sembrano potersi realizzare, oggi in Italia, senza ricorrere a riforme che liberino l'Economia dalla Politica, cioè dallo Stato.  

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7 commenti

  1. anonimo
    Inviato luglio 11, 2011 alle 1:30 pm | Permalink | Rispondi

    Egregio prof. Paolo Biffis,
    sono convinto che questo modus parlandi, la maggior parte della gente
    capisce poco o niente.
    Io,  come molti altri, chiedo quante sono state le entrate (monetarie) e quante sono state le uscite ( sempre soldini).
    Eventualmente specificando meglio entrate X così suddivise, uscite così
    composte; la differenza si pensa di recuperarle in questo modo………….
    N.B.- le specifiche devono essere semplici e chiare e non del tipo "ammortamento per alienazione su vincoli post-accantonamenti di anni precedenti".
    Se si è chiari innanzi tutto il cittadino, anche a malincuore, pagherà e si darà da fare per migliorare questa situazione, del tipo : questo governo ha speso dei soldi per cose futili o personali!?!?!?! Bene, alla prossima votazione, darò il mio voto alla concorrenza.

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  2. Inviato giugno 5, 2010 alle 5:54 pm | Permalink | Rispondi

    Sul terzo punto (attendibilità dei dati), infine, non posso che osservare che i sistemi di contabilità nazionale si sono di molto affinati nel corso dei decenni e continuano a mettere a fuoco sempre nuove tecnologie di censimento dei dati e di informazioni (ad es. l'ATECO 2007, in vigore dal 2008).I paesi e le loro la classi dirigenti taroccano i dati? Non mi meraviglio: il problema delle classi dirigenti è quello di restare in sella a qualsiasi costo.Ciò che mi sorprende è che queste stesse classi dirigenti non si rendano conto che vi sono anche mercati che non lavorano con una sola mano, ma con entrambe: quella invisibile e quella amica. Non sempre, però, la mano invisibile è anche amica della classe dirigente: a volte va per gli affari suoi. Soprattutto quando non le conviene più. E non le conviene più, quando costa troppo tenere in piedi dati scarsamente credibili, tenuti in piedi soltanto da campagne di marketing.Chi sa fare i conti, e cerca di osservare dietro la propaganda, scatena così la speculazione: un sintomo interessante di questo scollamento fra conti e propaganda (si potrebbe dire anche fra economia  e politica) mi sembra siano le valutazioni dei CDS relative ai debiti dei diversi Paesi.

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  3. Inviato giugno 1, 2010 alle 5:02 pm | Permalink | Rispondi

    Sul secondo punto (disomogeneità fra valori flusso e valori stock) d’accordo, ma mi pare che si sommino due questioni:
    — l’accumulazione ‘annua’ del deficit o dell’avanzo;
    — il finanziamento del deficit/debito.
    Scrivo ‘annuo’ per tenere conto dell’osservazione fatta: ma così di calcola.
    Sul finanziamento delle variazioni annue del debito, credo che i dati non manchino.
    Bisognerebbe però fare una ricerchetta ad hoc per poi trarre una sintesi: penso però che il debito venga rinnovato in base alle condizioni di mercato al momento della scadenza dei titoli, indipendentemente dal fabbisogno che lo ha generato all’origine.
    Con uno stock del livello italiano, a breve previsto in crescita, si possono addurre molti distinguo: resta il fatto che solo gli avanzi possono ridurne la consistenza.
    I disavanzi possono soltanto farlo decrescere lentamente: la tabellina di cui sopra ne dà conto.

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  4. Inviato maggio 31, 2010 alle 7:29 pm | Permalink | Rispondi

    Sul primo punto (difetti dell'indicatore PIL) non si può che concordare con l'osservazione: la RUEF 2010 (pagg. 26-29), peraltro, inserisce una scheda dal titolo <Indicatori alternativi al PIL> ove si trova un interessante riassunto del dibattito in materia.Un nuovo indicatore, tuttavia, dovrebbe nascere dai sistemi di contabilità nazionali: per ora ragionamenti comparati nel tempo e nello spazio che prescindano dal PIL (con tutti i suoi difetti) mi appaiono difficili.

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  5. anonimo
    Inviato maggio 31, 2010 alle 8:49 am | Permalink | Rispondi

    Circa, infine, l’ attendibilità dei dati macroeconomici che usiamo di solito, il caso Grecia dimostra, ove ve ne fosse bisogno, con quanta facilità essi possano essere manipolati dal potere politico di turno.
    Forse sarebbe opportuno ricorrere, per ovviare a questo, ad istituzioni europee.
    Ma, mentre scrivo, mi sovviene un’esperienza vissuta, per qualche mese, presso gli uffici di alti dirigenti dell’OCSE, in quel di Parigi. Essi predisponevano dati macroeconomici per decine e decine di paesi, incollando tra di loro dati provenienti da istituzioni dei singoli paesi, senza verificare nulla: erano tutti troppo ben remunerati, autoreferenziali, inamovibili e con una carriera (velocissima) fondata solo sull’anzianità di servizio.
    E’ stato qualcuno di loro a spiegarmi come i dati pubblicati scaturissero sempre da compromessi ! Mi hanno insegnato anche come verificare questo: notare come i dati macroeconomici, pubblicati nell’anno di riferimento e relativi ad un dato paese, siano, sovente, aggiornati (rimaneggiati) nelle pubblicazioni degli anni successivi! Ma, nonostante questo, occorre restare ottimisti e sempre molto curiosi,
    GianMario Raggetti

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  6. anonimo
    Inviato maggio 31, 2010 alle 8:47 am | Permalink | Rispondi

    Si comprende la differenza tra deficit pubblico e debito pubblico. Ma chiedo, ponendo tali fenomeni in rapporto con il PIL si è certi che numeratore e denominatore siano omogenei (in termini di valori Flusso e valori Stock) ?
    Ancora: il deficit pubblico, relativo ad un dato anno solare, non necessariamente viene travasato tutto nel debito pubblico in essere in quello stesso anno. Sarebbe utile conoscere allora quanta parte del deficit pubblico, di un dato anno, venga finanziata tramite variazioni del debito pubblico di quello stesso anno.
    Lo stesso valore residuale del debito pubblico annuale dovrebbe essere corredato da informazioni esaurienti circa:
    – il valore delle emissioni nuove di debito pubblico, effettuate nel corso dell’anno solare considerato,
    – il valore complessivo dei rimborsi effettuati, in quello stesso anno,
    – il valore dei rinnovi a cui si è fatto ricorso per l’impossibilità di rimborsare parti di debito in scadenza.
    GianMario

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  7. anonimo
    Inviato maggio 31, 2010 alle 8:45 am | Permalink | Rispondi

    Mi chiedo quale sia la significatività e l’affidabilità delle cifre riportate. L’indice del Prodotto Interno Lordo (P.I.L.) come calcolato attualmente descrive solo una parte del valore economico prodotto da ciascuna collettività nazionale, nell’arco di un anno solare. Il dibattito, esteso ed acceso, su tale argomento non sembra giunto a conclusioni condivise. Che ne pensi?

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