Le banche e la Lega

Gli interventi della Lega Nord in materia di controllo delle banche, ci riportano indietro di almeno trenta-quarant'anni, cioè ai tempi nel corso dei quali la commistione fra profitti e beneficenza presso le banche pubbliche erano massimi.
La salutare scissione fra Banche e Fondazioni degli anni Novanta prevedeva che le prime avrebbero dovuto produrre quattrini, le altre si sarebbero dedicate alla pubblica utilità, riducendo così la commistione fra i due obiettivi che sussisteva in precedenza.
Cioè, le prime avrebbero dovuto fare quattrini valutando in modo circostanziato la coppia rischio-rendimento degli impieghi. Le altre, avrebbero dovuto intraprendere interventi di pubblica utilità su orizzonti temporali di breve-medio termine, più o meno pari alle scadenze dei loro amministratori.
Come si è visto recentemente, gli azionisti delle banche sono a secco di dividendi per via della crisi e, dati i previsti tempi per il recupero dei profitti, non sarà veloce un ritorno a tempi di ricchi dividendi; tanto meno in presenza della conclamata sotto-capitalizzazione delle aziende di credito le quali reclamerebbero, in ogni caso, il mantenimento di ridotti dividendi a favore del reinvestimento dei profitti.
Le banche, si sa, sono potenti macchine che producono quattrini, se fanno le banche, in caso contrario producono disastri. E, se producono quattrini, possono destinarne una parte ai loro azionisti, compresi quelli che si dedicano ad opere di 'pubblica utilità'.
Ma se le banche non fanno profitti perché, ad esempio sono imprudenti nel valutare la coppia rischio-rendimento degli impieghi, non possono rafforzarsi e, quindi, non possono produrre quattrini da distribuire.
Così si torna ai carrozzoni passati – siano essi del Nord, del Centro o del Sud.
Poco male, si dirà, visto che negli ultimi trent'anni vi sono stati molti sé dicenti banchieri che hanno portato diverse banche al dissesto senza che nessuno se ne sia accorto. Anzi, ad alcuni, pur in presenza di pesanti condanne di primo grado, non è passato nemmeno per l'anticamera del cervelllo di fare un passo indietro, per cui la Lega può, a buon diritto, grattare la pancia al proprio popolo, promettendo mari e monti di future innovazioni, e, nel contempo, attestarsi sulle vecchie logiche che reggevano i carrozzoni della cosiddetta prima repubblica.

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