Un 'nuovo' sistema bancario? – 1

Tutti sanno che i dissesti (bancari e non) sono provocati dall’aspettativa che i debiti non vengano onorati.
Le banche commerciali, in particolare, generano esse stesse una categoria di debiti: quelli a vista. Essi si affiancano ad altri, costituiti in forme tecniche diverse: alcuni di questi ultimi (gli strumenti ibridi di patrimonializzazione) vanno a finire perfino nel patrimonio regolamentare il quale viene inoltre affinato dai filtri prudenziali, cioè da interventi di banca centrale che verificano la corretta applicazione degli IAS.
Un primo provvedimento potrebbe essere quello di eliminare gli strumenti ibridi dal patrimonio regolamentare: facile a dirsi, impossibile a farsi perché il patrimonio, già esiguo, si ridurrebbe ancora. Però gli inviti a rafforzare il core iter 1 vanno in questa direzione e le banche che li accettano vanno apprezzate. Nello stesso senso muovono gli inviti a ridurre i costi, fra i quali i bonus distribuiti dalle banche che hanno fruito di benefici pubblici.

Il patrimonio, però, fronteggia il rischio generico d’impresa.
L’adozione dei deliberata di Basilea ha cercato di elencare i rischi e ha predisposto un sistema di requisiti patrimoniali per fronteggiarli: si è deciso così di raffrontare dati di stock. Stock di patrimonio e stock di attività.
Ma, siccome un’eventuale déblacle di alcune attività non può che essere fronteggiata dallo smobilizzo di altre, diverse attività, un alto livello patrimoniale dovrebbe testimoniare un elevato livello di attività smobilizzabili a fronte di quelle entrate eventualmente in dissesto.
Il patrimonio diventa così un importante elemento della reputazione. Mantiene però tale connotato se vi è un’adeguata omogeneità degli attivi aziendali.

A me sembra che questo obiettivo possa raggiungersi se si riduce la commistione fra banche a breve, banche a medio lungo termine, fondi comuni, imprese di assicurazione: cioè se si torna a differenziare, mutatis mutandis, la banca commerciale dagli altri intermediari finanziari.
Differeziando gli intermediari sulla base della loro attività, i legami potrebbero tornare ad essere di ordine partecipativo, configurando gruppi, invece che dar luogo a mega-aziende divisionalizzate per attività industriale: vi sarebbe così una maggiore chiarezza degli interessi in gioco, soprattutto se i diversi intermediari fossero quotati.

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2 commenti

  1. Inviato febbraio 26, 2010 alle 4:49 pm | Permalink | Rispondi

    Premesso che il settore dovrebbe essere autonomo rispetto all’intervento pubblico, penso che la divisione delle attività (banca commerciale vs altri intermediari finanziari e asssicurativi) dovrebbe realizzarsi attraverso la divisione delle società cui fanno capo le diverse attività.
    Questa suddivisione mi sembra migliore e più efficace di quella che vede un’unica società multidivisionalizzata, ancorché supportata da  differenziazioni patrimoniali.
    Si realizzarebbero così due obiettivi: 1) vi sarebbe una distinzione, anche giuridica, degli interessi in gioco; 2) le banche commerciali, che producono moneta, darebbero testimonianza quotidiana di essere in grado di onorare le loro promesse di pagamento.
    Il rispetto di quest’ultimo punto, testimonierebbe la tutela degli stakeholder e quindi anche dei depositanti.
    Quanto al punto sub 1), la questione si sposta sulle ‘parti correlate’, sui gruppi e sulle relazioni (connessioni, osmosi, simbiosi, commistioni, connivenze, ecc.) fra società e fra società e parti correlate. In proposito la Vigilanza bancaria ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni e la Consob ha recentemente reso disponibile per la consultazione un interessante documento.

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  2. Simone_Bettini
    Inviato febbraio 21, 2010 alle 10:48 pm | Permalink | Rispondi

    Personalmente ritengo che un sistema per ritornare alla "normalità" o per lo meno di avere una migliore visione dei rischi, sia quello di tenere separate attività di banca commerciale e banca d’investimento.
    Si dovrebbe cioè limitare il "proprietary trading" o meglio scorporare queste attività soggette a maggiori rischi accettando anche la raccolta di maggiori capitali quindi maggiori costi. Escludendo inoltre ogni forma di garanzia pubblica in riferimento a tali attività il pericoloso comportamento del << to big too fail>> potrebbe essere in larga misura risolto.
    E’ vero che la banca è un’impresa ma deve però tutelare gli interessi dei risparmiatori ignari di quello che accade all’interno del sistema bancario.
    Vanno quindi fatte delle restrizioni, nuove regole per separare alcune attività da altre; una differenziazione patrimoniale per aree di attività svolte.

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