Tremonti bonds, Unicredit, IntesaSanPaolo

Leggo da una cronaca del Sole24Ore di oggi (p. 5) che il Ministro Tremonti ha dichiarato che alcune banche non vogliono i suoi bond <<perché non vogliono dare i soldi alle imprese. E’ una loro libera scelta, ma non fanno bene il loro mestiere>>.
TremontiE’ comprensibile che il Ministro sia dispiaciuto per il bilancio dello Stato, che avrebbe lucrato notevoli introiti dalle banche che avessero sottoscritto i suoi titoli, d’altra parte le due grandi banche che hanno deciso di seguire un altro percorso per ricapitalizzarsi, penso abbiano valutato i costi dell’una e dell’altra alternativa.
Cioè quanto costa vendere pezzi di carta computabili nel patrimonio di vigilanza al Tesoro e quanto costa vendere analoghi pezzi di carta ai soci e/o al mercato.
Fra i costi non monetari, presumo esse abbiano valutato negativamente anche la possibilità di essere sottoposte ai conclamati controlli prefettizi sui crediti erogati, conseguenti alla sottoscrizione dei titoli da parte del Tesoro.
Che, poi, le banche non vogliano <<dare soldi alle imprese>> è possibile: tuttavia bisognerebbe capire se sia auspicabile che le banche stesse `diano soldi’ alle imprese tout court o finanzino le imprese meritevoli di credito.
Eppure tutti dicono che la relativa prudenza adottata nel passato è quella che meglio ha salvaguardato le banche italiane dall’essere colpite dalla crisi, almeno nella misura delle banche britanniche e nordamericane.
Dopo quasi un anno dal decreto che li prevedeva, i Tremonti bond sembrano avviati ad un clamoroso insuccesso.

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4 commenti

  1. Inviato gennaio 15, 2010 alle 5:42 pm | Permalink | Rispondi

    Mi pare che la domanda posta da Simone Bettini, che ringrazio per l’intervento, possa essere riproposta nei seguent termini: come mai le banche si occupano di trading invece che di prestiti alle imprese?
    Io risponderei che le banche seguono la linea che ritengono di maggiore convenienza (ancorché non di massima convenienza).
    D’altra parte, tutti i predicatori (soloni, sorbonisti, banchieri centrali, ecc.) affermano che le banche devono finanziare ‘le imprese meritevoli di credito’.
    La questione che a me sembra venga largamente trascurata dunque riguarda il ‘meritevoli di credito’. Io mi auguro che le banche selezionino professionalmente queste imprese meritevoli, che non finanzino le altre imprese e che facciano profitti (anche con il trading) per rimpinguare i loro esigui ed esangui patrimoni.
    Solo così, credo, i governi potranno non metterle a nostro carico.   

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  2. Simone_Bettini
    Inviato gennaio 15, 2010 alle 4:25 pm | Permalink | Rispondi

    Verso la fine di Novembre 2009 una sezione del Sole24Ore dava ancora una volta importanza alla fragile situazione sul mercato creditizio nella zona euro e non solo, << gli ultimi dati hanno mostrato un nuovo calo dei prestiti al settore privato in un momento in cui le autorità monetarie stanno riflettendo su un’uscita graduale dalla misure di emergenza introdotte nell’ultimo anno>>.  Il fatto che le banche non diano soldi alle imprese è stato anche di recente criticato dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet che ha puntato il dito contro la speculazione troppo rischiosa e ha ricordato che le generose iniezioni di liquidità degli ultimi mesi sono destinate all’economia, non al trading. Il calo dei prestiti è sicuramente dovuto al rallentamento economico causato dalla crisi ma molti osservatori ritengono che le banche utilizzino il denaro ottenuto nelle operazioni di rifinanziamento per investimenti sui mercati piuttosto che per i prestiti alle imprese. Come ha citato il Prof. Paolo Biffis, i Tremonti bonds potrebbero essere stati valutati negativamente proprio per i controlli sui crediti erogati, conseguenti alla sottoscrizione dei titoli da parte del Tesoro. Ma come è possibile che le banche trascurino in un momento come questo l’importanza di concedere finanziamenti?

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  3. Inviato novembre 15, 2009 alle 10:07 am | Permalink | Rispondi

    In generale posso concordare. Ma, a fini di rafforzamento patrimoniale, i Tremonti bond erano dei palliativi nati a ridosso della crisi quando è facile essere vittime di crisi di nervi e cedere alla tentazione di lanciare stelle filanti populiste.
    Nel caso di Unicredito osservo che con i CASHES e con il recentissimo aumento di capitale sociale, la banca ha puntato direttamente a rafforzare l’upper tier 1, cioè il patrimonio netto contabile, il core del patrimonio di vigilanza.
    Detto questo, si può discutere sulle ripercussioni che si avranno a medio lungo termine sulla governance della banca, ma questa è un’altra storia che non si pone ora.
    Si porrà, in particolare, relativamente ai CASHES: ricordo però che, in quella occasione, Verona non li sottoscrisse ma scelse di  incrementare la propria partecipazione dal 5 al 6% (a prezzi stracciati) dimostrando così di puntare direttamente al core.
    La politica dei mezzi propri e dei dividendi posta in essere da Unicredito non può che essere vista con favore da tutti gli stakeholder.

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  4. Inviato novembre 4, 2009 alle 1:02 pm | Permalink | Rispondi

    Ma non è che nella scelta di (non) attivazione dei Tremondi Bonds alcuni banchieri siano stati condizionati dallo stesso short termism che ha precedentemente causato a loro qualche imbarazzo ? Ma proprio tutte le operazioni devono essere ottimalmente congegnate ? Tra attivare i Tremondi Bonds e non attivarsi esiste anche la soluzione di attivarne in minima misura …

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