Tutti contro Basilea2…

… titolava oggi il Corriere Economia: imprenditori, banchieri, economisti sostengono che si tratta di vincoli insostenibili.
A me sembra che il Nuovo Accordo sul Capitale (Basilea2), dopo molti anni di discussioni e di consultazioni pubbliche, sia un provvedimento molto utile per razionare il credito sulla base di due parametri ‘relativamente’ oggettivi: i mezzi propri della banca e il merito di credito dell’impresa.

BaselI ‘mezzi propri’, sono genericamente tali perché possono comprendere passività subordinate pari al doppio del netto contabile: il capitale di comando, cioè, può aumentarli senza annacquare il proprio peso relativo (la vicenda dei cashes di Unicredito di inzio anno ne sono stati un esempio lampante; i Tremonti bond, a sei mesi dal loro lancio e utlizzati fin qui da una sola banca, ne sono un altro esempio). 
Il ‘merito di credito’ dipende da diverse componenti, fra le quali il bilancio del richiedente rappresenta il punto di partenza: cui si aggiungono elementi di mitigazione e di aggravamento del rischio.
Tutti sanno, inoltre, che non vi sono livelli patrimoniali che tengano, di fronte al peggioramento del rischio, per cui l’unico presidio per mantenere sane le banche è l’assunzione di rischi circostanziati: Basilea2 ha questo obiettivo, agevola le PMI rispetto alle corporate, cerca di presidiare tutte le aree di rischio. I benefìci che ne derivano sulla stabilità del settore finanziario non tarderanno.
Nei mesi scorsi, sull’onda dell’indignazione, si è proclamato che non ci sono regole, che bisogna aumentarle, che bisogna migliorarle, mondializzarle, ecc.: ma che cosa ha fatto il Comitato di Basilea negli ultimi 35 anni, se non questo?
Oggi, soltanto sei-otto mesi dopo i proclami  favore delle regole, si preferisce proclamare che esse vanno abbattute: così i prestiti alle imprese verranno fatti ‘a naso’, guardando negli occhi l’imprenditore o il manager, confidando che la sua genialità imprenditoriale avrà successo e, qualora ciò non accadesse, la colpa sarà del mercato, della mano invisibile, delle banche ‘poco coraggiose’, ecc., ecc.
Chi pagherà saranno gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche e tutti gli stakeholder che vedranno aumentare il divario fra tassi attivi e tassi passivi per compensare svalutazioni e perdite.

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