CSM e Decreto 78/09

Tornando sul punto del massimo scoperto, gli elementi che mi lasciano perplesso nella recente disposizione in materia di CSM (art. 2 del Decreto legge 78/09) sono:
a) la fissazione di un prezzo per legge;
b) l’imprecisione della distinzione fra esposizione e affidamento.

La fissazione del prezzo massimo per legge mi pare implichi un uniforme giudizio del merito di credito degli affidati: si agevolano così le imprese più rischiose ed è facile ipotizzare che gli intermediari tenderanno ad attestarsi su quel massimo. A meno che questo elemento non contribuisca anch’esso ad indurre le banche a dirottare gli impieghi su attività meno rischiose e maggiormente liquide.
I prezzi fissati per legge mi ricordano il prezzo del pane comune che… scomparve rapidamente. 

Quanto al secondo punto, l’art. 2, c. 2 del D.L. 78/09 modifica l’art. 2 bis, c. 1 della L.. 2/09 che diviene (le lettere maiuscole indicano i capoversi del nuovo articolato cui segue il mio commento):

A) Sono nulle le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido.

Cioè è nulla la CSM su: a) esposizioni inferiori ai 30 giorni; b) sconfinamenti.
Mentre può essere ragionevole applicare la CSM solo sulle esposizioni che permangono oltre i 30 giorni (il che significa che il conto non viene movimentato per quel lasso di tempo), gli utilizzi in assenza di fido andrebbero penalizzati, analogamente a quanto disposto da Basilea 2 che li considera elementi di accentuazione del rischio di credito.

B) Sono altresì nulle le clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma…,

Cioè sono nulle le clausole che prevedano corrispettivi per l’affidamento senza utilizzo dei fondi: il che i sembra ovvio.

C) ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente…,

Cioè i corrispettivi devono essere commisurati alle esposizioni effettive (utilizzo dei fondi): anche questo mi sembra ovvio.

D) salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente,…

Cioè il corrispettivo per le esposizioni deve essere ricompreso nel tasso di interesse debitore che regola l’affidamento: cioè il tasso dell’interesse deve comprendere tutto il corrispettivo. Una specie di TAEG: quest’ultimo tasso, tuttavia, si applica al credito al consumo perché si tratta di forme di credito che ipotizzano una clientela con condizioni standardizzate di merito di credito.
Nel caso delle imprese mi pare più difficile ricorrere a forme di standardizzazione regolamentare: mi pare ci pensi già la concorrenza fra banche a standardizzare le condizioni a parità di merito di creditio. Se il merito di credito varia, dovrebbero variare anche i prezzi del credito, sempre tenendo conto che rischio e prezzo non sono sostituibili sic et simpliciter. Sul punto, anche Basilea 2 è preciso.

E) in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente e sia specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale con l’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo, fatta salva comunque la facoltà di recesso del cliente in ogni momento. 

Cioè il corrispettivo va evidenziato e rendicontato almeno una volta all’anno. Il che avviene nello scalare dei conti correnti. Ciò che mi lascia perplesso è la proporzionalità rispetto all’importo e alla durata dell’affidamento.
A scanso di equivoci, avrei preferito la sostituzione della parola <affidamento> con la parola <esposizione>.

F) L’ammontare del corrispettivo omnicomprensivo di cui al periodo precedente non può comunque superare lo 0,5 per cento, per trimestre, dell’importo dell’affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione. Il Ministro dell’economia e delle finanze assicura, con propri provvedimenti, la vigilanza sull’osservanza delle prescrizioni del presente articolo.

Anche qui: lo 0,5% andrebbe rapportato all’esposizione e non all’affidamento.
Altrimenti anch’io, che sono affidato, ma che non utilizzo il fido, mi vedrò appioppare un ‘corrispettivo onnicomprensivo’.

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Un commento

  1. Inviato agosto 9, 2009 alle 5:56 pm | Permalink | Rispondi

    Dunque: alle banche rimane consentito applicare un ‘corrispettivo onnicomprensivo’ massimo trimestrale dello 0,5% dell’importo dell’affidamento (e non dell’effettivo utilizzo del credito) ‘allo scopo di accelerare e rendere effettivi i benefici derivanti dal divieto’ della CSM (art. 2, c. 2 del Decreto 78/09).
    Sarebbe interessante capire:
    a) a quanto ammonteranno i conclamati benefici per la clientela;
    b) a quanto ammonteranno i corrispondenti sacrifici delle banche;
    b) con quali provvedimenti e mezzi il MEF vigilerà sul rispetto delle prescrizioni;
    c) quanto ci costeranno i controlli.
    L’onere onnicomprensivo massimo applicabile è del 2% annuo; la CSM precedente si aggirava sullo 0,125% trimestrale dell’utilizzato massimo, pari cioè a circa l’1% annuo dell’utilizzato.
    Le banche, verosimilmente, non applicheranno corrispettivi superiori allo 0,5% trimestrale (pena nullità del contratto): non potendo però differenziare verso l’alto il prezzo a carico dei clienti ad alto rischio, spalmeranno l’onere su tutti gli affidati per cui i clienti a basso rischio potrebbero vedere aumentato il costo del credito.
    Mi sembra il modo migliore per far pagare pro-quota a tutti… purché ciascuno non sappia a quanto ammonta la propria quota.
    La misura massima dell’onere è ora stabilita per legge per cui è anche inutile andare alla ricerca della relazione fra prezzo e prestazione: si configura così un balzello col placet dello Stato.
    L’idea di governare gli eventi economici con norme positive, piuttosto che creando un sistema di paletti che modifichino la convenienza dei contraenti, resta sempre la linea più populista oltre che di minor resistenza.
    Si direbbe una linea che riduce il collegamento fra il merito di credito e il suo prezzo.

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