Credit Bureau e Subprime

Leggendo le prime pagine dei principali quotidiani (italiani e non) negli ultimi mesi mi sono stupito degli articoli fuorvianti ed incompleti relativi alla crisi economico-finanziaria in corso (e appena agli inizi).
Si e’ iniziato a parlare di mutui subprime senza dare spiegazioni dettagliate ne’ dell’aspetto tecnico-statistico di questi contratti, ne’ delle societa’ di referenza creditizia (piu’ noti col nome di Credit Bureau) che, nel processo del credito, sono i primi soggetti istituzionali coinvolti nella loro valutazione.
Com’era ovvio aspettarsi, il discorso si e’ spostato erroneamente sulle ipotesi di nazionalizzazione delle banche in difficolta’: d’altronde, una casa senza fondamenta, e’ destinata a crollare.
Per fare un po’ di chiarezza occorre partire dall’inizio del processo di credito (cd fase di richiesta di finanziamento) e illustrare i soggetti e i contratti coinvolti.
Ogni volta che una banca riceve una richiesta di finanziamento (mutuo, carta di credito, prestito personale…) da un individuo, automaticamente l’istituto di credito indaga sulla sua storia creditizia, sia nei confronti della banca stessa (se e’ gia’ cliente) sia nei confronti di tutti gli altri istituti di credito.
Le societa’ che registrano i contratti di finanziamento di tutti i debitori, i loro dettagli anagrafici, la storia dei loro pagamanti, rate, insoluti, ecc. sono dette societa’ di referenza creditizia (o Credit Bureau).
I Credit Bureau elaborano statisticamente tutti i dati storici (nel rispetto della tutela della privacy) e producono un modello (cd griglia di scoring) che classifica i soggetti finanziati dal sistema bancario in base alla loro performance passata: se per esempio Mario Rossi (nome puramente inventato) ha tre o quattro down payment con un mutuo acceso presso Banca XX , avra’ un profilo di rischio elevato.
L’output di questo modello si chiama score (Credit Bureau Score): si tratta di un punteggio che indica il livello di rischiosita’ di un richiedente. Piu’ alto e’ il suo punteggio di score, piu’ basso sara’ il suo profilo di rischio. E viceversa.
Negli USA il Credit Bureau Score piu’ utilizzato e’ il Global FICO Score (fornito da Fair Isaac & Co. ) .
Secondo la Federal Reserve Guidance si considera subprime un applicant con score inferiore a 660.

Annunci

9 commenti

  1. Inviato marzo 10, 2009 alle 11:38 am | Permalink | Rispondi

    Nemmeno io credo si debbano buttare i metodi quantitativi: ma non credo nemmeno ci si debba affidare ad essi, supponendo che riducano l’incertezza.
    La riducono statisticamente e ceteris paribus, il che non accade di frequente anzi.
    Ma, soprattutto, i modelli quantitativi mi sembra abbiano il difetto tipico di Candide…
    Per cui: consapevolezza e revisione continua da parte di tutti gli attori, vigilantes inclusi laddove ci sono.

    Mi piace

  2. Henrygondorff
    Inviato marzo 9, 2009 alle 9:36 pm | Permalink | Rispondi

    Quanto alle ipotesi di nazionalizzazione delle banche,
    qualsiasi sia la soluzione tecnica adottata, credo che per riportare fiducia nei mercati occorra innanzitutto rimuovere i personaggi che ci hanno portato fin qui. Ci sono manager di grosse banche che hanno (volontariamente o involontariamente?) ignorato il rischio che si portavano in portafoglio. Ci sono vigilanti che non hanno visto (volontariamente o involontariamente?) quali rischi queste banche si assumevano. Se si continua a dare soldi (stampati?) agli stessi personaggi che ci hanno portato in questa situazione sperando che essi trovino la soluzione, allora temo il peggio.

    Mi piace

  3. Henrygondorff
    Inviato marzo 9, 2009 alle 5:55 pm | Permalink | Rispondi

    Personalmente credo che la statistica applicata al credit scoring non sia da buttare, ma da usare con le dovute cautele.

    Il credit scoring e’ un valido supporto alla valutazione finale del merito creditizio. Innumerovoli sono i casi in cui le strategie di accettazione e/o di account management basate su criteri puramente judgmental hanno registrato un netto miglioramento con l’applicazione di modelli di rischio di credito (ridotti bad rate a parita’ di tasso di accettazione, innalzamento del credit limit, migliori performance delle collection strategies, migliori tassi di retention…).

    Cio’ non vuol dire che si possa fare completo affidamento su una griglia di scoring.
    L’ipotesi di fondo e’ che il futuro e’ simile al passato: di qui le raccomandazioni di montirorare regolarmente il portafoglio e le performance delle griglie di scoring.

    Non solo. Le strategie di accettazione e in piu’ in generale di customer management devono tenere conto di molti altri fattori (documentazione, affordabilita’..) che molti sistemi di scoring ancora non considerano. Per esempio, il nuovo credit bureau score di Fair Isaac (Fico08) contiene utili indicazioni utili in termini di affordabilita’.

    In sostanza, la statistica, qualora le ipotesi di fondo siano realistiche e accettabili (e non completamente astratte) , e’ da usare con consapovelozza.

    Mi piace

  4. Inviato marzo 9, 2009 alle 12:19 pm | Permalink | Rispondi

    Il punto di vista di Henrygondorff è sicuramente ben documentato ma forse mi sfugge qualche passaggio logico.
    La tecnica di valutazione del rischio dei prenditori privati è sofisticato. Ma in fondo è sempre statistica. La statistica descrive e crea modelli previsivi. Ma la statistica è inerme di fronte ai punti discontinuità. Se io ho le statistiche circa i pericoli ed i tempi dei viaggi in autostrada nei giorni di sole e domani mi alzo e c’è la nebbia, che faccio ? Butto la statistica. Appunto. Buttiamola.
    Il fatto che non si debbano collettivizzare le perdite e mantenere privati i guadagni è accettato da tutti. Ma nazionalizzare le banche (punto sul quale stanno convergendo i vari punti di vista, anche quelli riluttanti) non vuole dire rendere collettive le perdite. Questo succede se la nazionalizzazione viene fatta male. Se viene fatta senza attribuire ai vecchi azionisti le minusvalenze che si meritano. E’ difficile avere questo coraggio. Ed è per questo che le nazionalizzazione sono pericolose.

    Mi piace

  5. Inviato marzo 7, 2009 alle 11:53 am | Permalink | Rispondi

    Giochi

    Nei giochi di carte, chi cambia il mazzo? chi estromette i bari? Di solito i giocatori.
    Nei giochi di finanza, dovrebbe essere la Vigilanza.
    Ma, come si appalesa in questi mesi, la Vigilanza non è riuscita a farlo.
    Speriamo ci abbia almeno tentato.
    Ma non è semplice; né possiamo ipotizzare un mondo di guardie e ladri, con l’evidente pericolo di accordi sottobanco.
    Si era ipotizzato un mondo ove Vigilanza e sanzione del mercato sarebbero potuti convivere…

    Mi piace

  6. Henrygondorff
    Inviato marzo 6, 2009 alle 5:58 pm | Permalink | Rispondi

    A proposito dei titoli di debito pubblico, segnalo questo articolo apparso oggi sul Sole 24ore
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/03/Jp-Morgan-Italia-Cds-default-Consob.shtml?uuid=40bae402-0a66-11de-8220-445edc903c06&DocRulesView=Libero

    Mi piace

  7. Inviato marzo 6, 2009 alle 4:01 pm | Permalink | Rispondi

    Giocando nella finanza

    Il termine “giocare”, spesso usato in finanza mi fa venire in mente i giochi di carte. Mentre in teoria nei giochi di carte bisogna affinare la tecnica ed ottimizzare le strategie, nella pratica bisogna saper individuare i bari. A me sembra che troppo spesso nei giochi della finanza si giochi con carte truccate. Se non si cambia il mazzo e si estromettono i bari c’è poco da fare.

    Mi piace

  8. Henrygondorff
    Inviato marzo 6, 2009 alle 3:01 pm | Permalink | Rispondi

    La decisione di affidare un richiedente o meno sta in capo alla banca:piu’ alto e’ il rendimento, piu’ alto e’ il rischio sopportato.

    A questo punto entrano in scena due soggetti: da un lato i responsabili degli uffici crediti (che rispondono a qualcuno piu’ in alto) delle banche e dall’altro le autorita’ di vigilanza che dovrebbero verificare che il livello di rischiosita’ delle attivita’ della banca sia adegautamente coperto (v. Basilea 2).

    A quanto pare, le banche, alla ricerca disperata di incremento dei profitti, si sono portate in casa clienti altamente rischiosi, per poi impachettarli e rifilarli, attraverso contratti derivati, a terzi.

    In questo modo e’ stato commesso un errore a due livelli:

    a. a livello di cd banking book
    b. a livello di cd trading book

    A livello di banking book sono stati ignorati i suggerimenti degli strumenti di score (cd overrrides).
    A livello di trading book delle vere e proprie trappole sono state rifilate a terzi.

    L’aspetto piu’ grave di tutto questo meccanismo non e’ rappresentato dalle perdite dei protafogli in essere (comunque ingenti), ma dal fatto che e’ stata distrutta la fiducia fra gli operatori istituzionali.

    Se si guarda ai recenti bollettini della Federal Reserve, si nota come nonostante le banche centrali mondiali abbiano stampato quantita’ enormi di moneta per incoraggiare le banche a finanziare gli operatori economici, la velocita’ di circolazione di moneta sia rallentata fortemente. In particolare segnalo l’intervento del Governatore Bernanke alla London Business School dello scorso gennaio: http://www.bis.org/review/r090115a.pdf

    Tutta questa moneta data alle banche e’ depositata presso le banche centrali stesse. Questo perche’ manca fiducia fra gli operatori.

    La proposta di nazionalizzazione delle banche non fara’altro che:

    1. mettere maggiore pressione sulle tasche dei contribuenti, sempre piu’ disoccupati;
    2. mettere sotto pressione il debito pubblico.

    Temo si stia formando un’altra bolla speculativa: quella dei titoli di stato. Se per esempio si guarda allo spread dei BTP italiani rispetto al Bund tedesco si scoprira’ quanto rischioso sia il titolo italiano (ai massimi storici negli ultimi due mesi).

    Per riportare la fiducia occorre invece:

    1. fare chiarezza su chi ha sbagliato e perche’;
    2. lasciare fallire chi merita di fallire: e’ troppo comodo essere liberisti quando si fanno i profitti e diventare socialisti quando le cose vanno male.

    Piu’ si proroga la soluzione del problema, maggiore sara’ la possibilita’ di andare incontro a una depressione e non una “semplice” forte recessione.

    Mi piace

  9. Henrygondorff
    Inviato marzo 6, 2009 alle 3:00 pm | Permalink | Rispondi

    Molto spesso le banche sono dotate di modelli di scoring (sottolineo, modelli di scoring, non di rating) interni, che sono costruiti secondo le logiche del Credit Bureau Score, ma che si basano sulla sola popolazione interna alla banca.
    Le banche che acquistano i servizi di credit bureau scoring ottengono inoltre servizi di consulenza che aiutano a usare questi tool a supporto del loro processo di valutazione del merito creditizio. In particolare, si ricorda alle banche che la performance dei loro portafogli dipende dalle risk management practices implementate,e cioe’ che:
    1. il credit scoring e’ qualcosa di diverso dalla sottoscrizione del contratto di finanziamento;
    2. i pool di mutui ad alto rischio sono piu’ sensibili al peggioramento delle condizioni economiche;
    3. le strategie di accettazione vanno regolarmente testate;
    4. i modelli di score vanno monitorati ogni tre mesi;
    5. modelli di score di ultima generazione molto spesso offrono migliori prestazioni in termini di predittivita’ del rischio.

    Considerate un pool di 100 richiedenti con lo stesso punteggio di score ma con richieste di contratti diversi dal punto di vista tecnico e di sottoscrizione:
    a. 50 mutui concessi ad un tasso variabile di 3/1 con alto LTV (loan to value), alto DTI (debt to income) e senza la richiesta di documentazione;
    b. 50 mutui concessi ad un tasso fisso trentennale, con moderato LTV e moderato DTI e piena documentazione relativa alla capacita’ di rientro dal debito del cliente.

    I due pool avranno lo stesso score, ma cio’ che cambia e’ il metodo di sottoscrizione. Una banca e’ sempre consigliata di non esclusivo affidamento al punteggio di score, ma di tenere in considerazioni variabili che non entrano nel modello statistico (e di cui e’ informata) ma che influenzano la performance dei loro portafogli.

    A tal proposito suggerisco la visione di questo video: http://www.cnbc.com/id/15840232?play=1&video=1046160215

    I modelli di score si basano sull’ipotesi che il futuro e’ come il passato: di qui la necessita’ di monitorare periodicamente le distribuzioni di score in atto sulla propria popolazione.

    I modelli di score sono costruiti con criteri altamente conservativi, proprio perche’ si vuole evitare che la banca abbia in portafoglio clienti che vadano in default. Se a questo si aggiungono tutte le raccomandazioni e le cautele che le agenzie di referenza creditizia forniscono e illutrano agli istituti di credito, si capisce quanto le griglie di scoring siano potenti strumenti di misurazione del rischio di credito.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: