Tremonti bonds

La L. 2/09 ha dato la possibilità al governo di sottoscrivere titoli ibridi di patrimonializzazione emessi da banche italiane quotate  cui necessitino risorse computabili nel patrimonio di vigilanza.
Ottenute le prescritte autorizzazioni, anche l’Italia si è attrezzata con questo ‘salvagente’.
I titoli prevedono una remunerazione del 7,5% per il primo anno, del 7,75% nel secondo anno e del’8,2% nel terzo anno, ritenuta compatibile col costo medio di fondi similari dell’ultimo quinquennio (dal 7,3% all’8,2%) altrimenti si tratterebbe di aiuti di Stato.
L’elevato costo dovrebbe così rendere conveniente il riacquisto e quindi il disimpegno del Tesoro.
Il costo per lo Stato italiano è incerto (potrà essere calcolato solo al momento del disinvestimento) perché non è chiaro quando e se questi strumenti verranno riacquistati dall’emittente: Moody’, comunque, stima che l’impatto sul debito publico del nostro Paese si attesterà fra lo 0,2 e l’1,2% del Pil, per cui ritiene non dovrebbero esservi ripercussioni sul ratig del nostro debito assegnato da quella agenzia.

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8 commenti

  1. anonimo
    Inviato marzo 14, 2009 alle 2:06 pm | Permalink | Rispondi

    Tremonti Bond
    Inizialmente mi ero stupito sul livello che ritenevo elevato del saggio di interesse sui titoli obbligazionari emessi dalle banche in difficoltà di liquidità e sottoscritti dal Ministero del Tesoro, ma ad una verifica dello stato dell’arte del sistema di finanziamento delle banche mi devo ricredere.
    Anzitutto va detto che ci sono due tipi di bond emessi dalle banche:
    A. i cosiddetti titoli senior sui quali le banche concedono un tasso che attualmente è nel range 3,5-4%
    B. i titoli tipo subordinati per i quali il tasso richiesto è del 8-8,5%. A questa famiglia appartengono le obbligazioni emesse dalle banche e sottoscritte dal tesoro ( i cosiddetti Tremonti bond).
    Lo spread è giustificato dal fatto che i titoli senior sono garantiti in caso di default della banca, i titoli subordinati invece non hanno garanzie di rimborso, sono titoli a rischio che viene pagato con un raddoppio dell’interesse.
    Da notare che il titoli Tremonti bond, data la loro particolare natura, vengono considerati dalla Banca d’Italia come capitale sociale, cioè un aumento del patrimonio in quanto consentono, alla bisogna, al Tesoro di convertirli in capitale sociale della banca.
    La cosa importante da segnalare è che la Banca d’Italia consente di applicare un leverage di 1 a 10, cioè a fronte di 1 € di obbligazioni di questo tipo la banca può fare impieghi a debito dieci volte tanto. Solo attraverso questa opportunità si spiega e giustifica una raccolta di denaro al 8-8,5%, diversamente sarebbe del tutto antieconomica.
    Si tenga presente che in America, fino al momento del crack, era normale consuetudine applicare un leverage ratio di 1 a 50. Da questa abnorme espansione debitori nasce il patatrac innescatosi al primo piccolo inciampo nel rimborso dei prestiti immobiliari.
    In questo momento le banche stanno facendo raccolta premendo l’acceleratore sulla emissione di obbligazioni proprie del tipo senior a 3,5-4% di interesse ed i clienti, visti i tassi dei BPT, BOT, CCT, ringraziano e sottoscrivono, ma in questo modo si crea una concentrazione del rischio elevata.
    Gianfranco

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  2. Inviato marzo 6, 2009 alle 5:47 pm | Permalink | Rispondi

    Il 21 febbraio scorso sul Sole24Ore, Isabella Bufacchi riporta alcuni dati di fonte Deutsche Bank relativi al core tier 1 delle banche italiane quotate, cioè quelle che potrebbero emettere i Tremonti bonds.
    Le banche fanno registrare un gap di 1,5-1,2% rispetto al target dell’8% e tutte dovrebbero emettere bonds per un totale di circa 18,5 md.
    Le condizioni per la sottoscrizione da parte del MEF, tuttavia, sono in gran parte rivolte all’aumento della rischiosità dell’attivo: com’è possibile che le banche vengano ricapitalizzate se si pongono condizioni che tendono ad aumentare il rischio di credito?
    A me sembra che se l’obiettivo è quello di ricapitalizzarle, si dovrebbe procedere tout court alla sottoscrizione dei bonds.

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  3. Inviato febbraio 27, 2009 alle 7:17 pm | Permalink | Rispondi

    Se i “Tremonti bond” possano costituire un salvagente, mi sembra arduo soprattutto dopo la lettura del Regolamento: i vincoli proposti appaiono un elenco puntuale di buone intenzioni. Stiamo a vedere.
    Invierò un altro post sulla “economicità nel suo complesso” dell’operazione.
    Mi sembra resti il fatto che per ora, in Italia, non si sia ancora nel baratro del banking di Stato, come accade in molti Paesi europei e negli USA.
    Ma continuiamo a lavorare sui bilanci di fine 2007; le aspettative per quelli di fine 2008 risultano già dai corsi azionari. Speriamo non vi siano sorprese.

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  4. Inviato febbraio 27, 2009 alle 7:01 pm | Permalink | Rispondi

    Il Regolamento attuativo delle emissioni dei “Tremonti bond” prevede che per procedere alla sottoscrizione, il MEF richieda che le banche:
    a) non devono “abusare del sostegno ricevuto” adottando “politiche aggressive” (art. 1, c. 3);
    b) sottoscrivano un protocollo d’intenti ove sia previsto: i) per il prossimo triennio, una disponibilità di credito per le famiglie e per le PMI non inferiore a quella del periodo 2007-08; ii) un contributo al fondo di garanzia dei Confidi; iii) la disponibilità a favorire l’imprenditoria nel rispetto della sana e prudente gestione bancaria; iv) la disponibilità ad aiutare le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate di mutui prima casa; v) una politica di riduzione dei dividendi per favorire la patrimonializzazione bancaria; vi) l’impegno a produrre un report trimestrale che illustri le azioni intraprese; vii) un codice etico in materia di retribuzione del management (art. 2, c. 2).
    Alla Banca d’Italia spetta l’onere di stabilire se la banca sia meritevole di vedersi sottoscrivere i titoli da parte dello Stato (art. 3, c. 1).
    L’operazione di sottoscrizione si considera “economica nel suo complesso” se risponde alle previsioni dell’Allegato al Regolamento (art. 3, c. 2-9 e oggetto di un altro post).
    Si prevede poi che, per la singola banca, l’ammontare della sottoscrizione non possa eccedere, di regola, il 2% del totale dell’attivo del gruppo di appartenenza ponderato per il rischio e che il totale delle sottoscrizioni non confligga con la raccolta da parte dello Stato (art. 3, c. 5).
    Infine si prevede un’azione di monitoraggio in sintonia con la Banca d’Italia (art. 4).

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  5. Inviato febbraio 27, 2009 alle 5:39 pm | Permalink | Rispondi

    Con riferimento agli aiuti di Stato segnalo che “la Commissione europea ha approvato alcune modifiche al regime italiano di ricapitalizzazione (già approvato dalla Commissione il 23 dicembre 2008) giudicandole – alla luce delle indicazioni date dalla stessa Commissione sulle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria – compatibili con l’articolo 87, paragrafo 3, lettera b) del trattato CE”.

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  6. Inviato febbraio 25, 2009 alle 6:08 pm | Permalink | Rispondi

    Trovo interessante questa idea di Tremonti, il quale deve evidentemente inventarsi qualcosa per conciliare sostegno alle banche e contenimento del debito. Mi chiedo però quanto questi bonds possano incidere come aiuto. Forse potranno rispondere alle loro finalità di salvagente se dai bilanci non emergerà una situazione particolarmente critica, e comunque non soggetta ad ulteriori pesanti aggravii

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  7. Inviato febbraio 24, 2009 alle 10:41 am | Permalink | Rispondi

    A leggere i giornali di stamani sembra di capire che questi strumenti siano arrivati quando ormai si pensa ad interventi più incisivi. Mi pare di capire che si stia passando dagli “aiuti di stato” al “banking di stato”. Almeno sarà una soluzione più chiara.

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  8. anonimo
    Inviato febbraio 23, 2009 alle 10:08 pm | Permalink | Rispondi

    Ma questo è palesemente un aiuto di Stato…

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