Strumenti ibridi di patrimonializzazione (L. 2/09)

Si tratta di strumenti finanziari che configurano un finanziamento a titolo misto (di capitale e di credito).
In previsione di una crisi bancaria, la legge consente che il MEF, fino a fine 2009, possa sottoscrivere strumenti finanziari privi di diritti di voto emessi da banche o da holding bancarie quotate in mercati regolamentati (art. 12, c. 1).
Il MEF persegue l’obiettivo che questi strumenti vengano computati nel patrimonio di vigilanza degli emittenti i quali, così ‘ricapitalizzati’, possano assumere maggiori rischi, allargando i finanziamenti all’Economia (c. 1).
Tali strumenti, su richiesta dell’emittente, possono:
1. essere convertibili in azioni ordinarie, rimborsate o riscattate entro i prossimi dieci anni (c. 2);
2. prevedere una remunerazione, che diviene privilegiata in presenza di eventuali utili (c. 3).
Il MEF può sottoscrivere gli strumenti se:
A. l’operazione è ‘conveniente nel suo complesso’, cioè tiene conto delle condizioni di mercato, realizza l’obiettivo di ‘ricapitalizzare’ le banche e di finanziare l’Economia (c. 4);
B. gli emittenti: a) sottoscrivono un protocollo di intenti in materia di finanziamento delle PMI, di destinazione degli utili a patrimonio e di finanziamenti dei creditori della P.A.; b) adottano un codice etico che comprenda previsioni in materia di remunerazione dei vertici aziendali (c. 5).
Le risorse necessarie alla sottoscrizione degli strumenti possono provenire (c. 9):
i) dirottando risorse già destinate nel bilancio dello Stato
ii) emissioni di titoli del debito pubblico.
Criteri, condizioni e modalità di sottoscrizione vengono stabiliti con decreto di natura non regolamentare, sentita la Banca d’Italia (c. 12).

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6 commenti

  1. Inviato febbraio 21, 2009 alle 10:42 am | Permalink | Rispondi

    Io penso che una banca, e intendo la banca commerciale (detta anche banca di deposito, o banca ordinaria o banca pura), abbia l’obiettivo di produrre moneta: cioè di allargare i prestiti in conto corrente per raccogliere depositi in conto corrente.
    Il punto dunque mi sembra il seguente: questo mestiere può farsi senza mezzi propri?
    Risponderei di sì se il meccanismo gira perfettamente; risponderei di no, in caso contrario.
    Ma se la banca è mista, come quella che si va oggi ri-delineando, i mezzi propri servono per fronteggiare sia i rischi bancari generati dall’imperfezione del meccanismo della banca pura sia quelli generati dall’acquisizione di interessenze in imprese non bancarie (siano esse parti correlate o meno).
    Se è così allora il punto mi sembra diventi: è conveniente che i mezzi a fronte dei rischi bancari siano propri (capitale sociale e riserve) o quasi propri (strumenti ibridi)?

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  2. anonimo
    Inviato febbraio 19, 2009 alle 11:14 am | Permalink | Rispondi

    Ma il dissenso nei confronti di questi strumenti deriva anche dalla connotazione che si decide di dare al soggetto banca? Mi spiego: se si ritiene che la banca sia un soggetto che possa porsi come obiettivo la produzione di ricchezza e quindi una ottimale combinazione tra capitale e debito, che consenta di operare a leva per massimizzare l’utile e contenere i costi del capitale, questi strumenti svolgono questi compiti. Se si ritiene invece che la banca debba considerarsi un soggetto soprattutto improntato alla stabilità e alla preservazione del sistema da crisi e dissesti, questi strumenti possono ritenersi contrari all’obiettivo causa di poca certezza e solidità patrimoniale.

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  3. Inviato febbraio 18, 2009 alle 2:05 pm | Permalink | Rispondi

    Penso di sì: ma queste sono le regole che ci siamo dati… almeno per ora.

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  4. anonimo
    Inviato febbraio 18, 2009 alle 12:54 pm | Permalink | Rispondi

    Secondo voi non può essere che le banche utilizzino il livello di patrimonio di vigilanza, anzichè come limite oltre il quale non scendere, come giustificazione a una scarsa patrimonializzazione e come possibilità di inserire anche poste contabili quanto meno dubbie ed evitare così di perdere potere in assemblea?

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  5. Inviato febbraio 4, 2009 alle 11:55 am | Permalink | Rispondi

    Lo strumento più semplice e corretto, a me sembra, sarebbe il patrimonio netto contabile. ancorché corretto dai filtri prudenziali applicati dalla vigilanza (che, evidentemente, non si fida degli amministratori).
    Ma se così fosse, si dovrebbe prendere atto di troppe cose: che le banche sono ampiamente sottocapitalizzate, che le autorità di vigilanza non si sono mai occupate della questione patrimoniale, ecc.
    Mi sembra una questione di osmosi fra vigilanti e vigilati.

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  6. Inviato febbraio 4, 2009 alle 7:40 am | Permalink | Rispondi

    Ma l’attuale situazione di difficoltà dei mercati non presenta anche una richiesta di semplicità ? di chiarezza ? di cose dirette ? Ma perchè i problemi di capitalizzazione delle banche devono essere risolti con strumenti ibridi ? Quelli semplici non vanno bene ? Quelli semplici hanno dei difetti che occorre evitare ? Se i difetti che si vogliono evitare si riferiscono alla “saldezza” della governance preistente, allora questo non mi sembra un difetto, forse addirittura un pregio. Gli strumenti ibridi consentono di “leveraggiare” in modo ancora più efficiente il capitale di comando. E abbiamo realmente bisogno di strumenti di questo tipo ? Sono pieno di dubbi …

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