Possiamo evitare le società di rating?
L’altro giorno il Presidente della BCE, Mario Draghi, oltre a segnalare ancora una volta la gravità della situazione economico-finanziaria dell’Eurozona, ha ‘declassato’ la funzione delle società di rating (External Credit Assessment Institutions, ECAI).
A’ la guerre comme à la guerre, si potrebbe dire, se non fosse che le previsioni delle linee guida approvate dal Committee of European Banking Supervisors (c.d. Comitato di Basilea), che la Banca d’Italia ha fatto proprie anche con gli aggiornamenti della Circolare 263 (Dicembre 2011), fondano sui giudizi delle ECAI gran parte dei ragionamenti sui rischi bancari.
L’elenco delle ECAI asseverate dalla Banca d’Italia è il seguente: Fitch Ratingsm, Moody’s Investors Service, Standard & Poor’s Rating Services, Cerved Group (già Lince) e loro controllate.

Mah… io spero invece che sia stata una boutade per ridurre l’impatto dello shock.
Mi auguro invece che: a) si favorisca la competizione fra diverse società di rating, ciascuna col suo punto di vista; b) che sia trasparente la loro governance; c) che sia visibile la procedura che conduce all’assegnazione dei rating.
Ma sarà un processo lungo… dovremmo iniziare col rendere trasparente la governance delle società bancarie quotate, revisionando le norme che ne consentono l’opacità.
Resta comunque il fatto che sarebbe utile per tutti intraprendere rapidamente una strada: controllo del ‘mercato’ o concertazione.
Ho l’impressione che Mario Draghi dicendo che dobbiamo prescindere dalle valutazione delle agenzie stia dicendo che dobbiamo resettare il sistema verso strumenti di “controllo non di mercato”, ma di “direzione concertata”. Si ripassa ai controlli diretti del credito ? Facciamo alla svelta …